No. 181 - Il marchio del vampiro

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IL COMMENTO DI TRINITY

Seconda e ultima parte dell'avventura vampiresca del nostro Dylan. Lungi da me il raccontare il finale, preferisco recensire altri aspetti di questa storia in due parti, ben sceneggiata e dal soggetto molto interessante. Come ho già detto, i clichè del mondo dei vampiri sono tanti e scadere in un episodio banale era facile. Devo dire invece, che la trama è ben sviluppata, i protagonisti hanno una loro originalità e l'intreccio dei loro rapporti è analizzato nel profondo. Non si tratta della solita lotta buoni-cattivi, del solito amore tra fratello e sorella o tra Dylan e l'ennesima donna bella e disponibile. Tutto è molto più complesso e l'idea che, a volte, le relazioni tra esseri umani siano basate su una "parte oscura", sull'aspetto più tenebroso che è in noi, è evidente e raccontata con maestria. La convinvenza tra amore e odio si trova in ogni personaggio: sono due sentimenti indiscibili che non permettono di esprimere un giudizio né su Dylan, né su chiunque altro. Nessuno è completamente buono o cattivo, ma un misto di entrambi. Può sembrare una banalità, ma gli ultimi albi dell'indagatore dell'incubo, ci avevano abituato a personaggi tutto d'un pezzo, dalle mille virtù o dai mille vizi, irreali nella loro personalità a senso unico.
Per farla breve, è una delle storie più mature e adulte di Dylan Dog, e anche la componente orrorifica non è male: le atmosfere sono cupe, oscure, aiutate in questo dal tratto di Mari e dal suo frequente uso del nero.
E' tornato il Dylan dog dei vecchi tempi, quello dei primi albi dove la paura e l'orrore la facevano da padrone: ma con un pizzico di maturità in più che non guasta mai. Speriamo che continui così.


Trinity


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