No. 194 - La strega di Brentford

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IL COMMENTO DI TRINITY

C'era una volta una strega cattiva che abitava in un bosco. Prediceva il futuro e rubava le anime dei bambini. Era così cattiva che tutti avevano paura di lei. Un giorno tre scienziati, che non credono alle storie che si raccontano, decidono di andare nel bosco per vedere se è tutto vero. Ma la strega, che li ha visti calpestare il suo territorio, si arrabbia e li uccide.
Poi arriva uno strano signore chiamato Dylan Dog che, insieme alla sua fidanzata del momento, si mette a investigare sulla strega cattiva. E cosa scopre? Che i tre scienziati si sono fatti fuori da soli e la strega non esiste. Ma sarà davvero così? Oppure la malvagia si aggira ancora nei boschi indisturbata?
Che dire di questo albo? Patetico? Ridicolo? Mi limito agli epiteti politicamente corretti. "The Blair Witch Project" è stato un film che ha avuto successo solo negli Stati uniti perché intorno vi era stata costruita un'abile operazione di marketing: si era messa in giro la voce che la strega di Blair esistesse davvero e il film fosse una sorta di "documentario" sulle esperienze vissute dai dei ragazzi sperduti nel bosco, intenti a cercarla. Quando il film arrivò in Europa, l'inganno era stato scoperto e fu un mezzo flop.
Questo albo è esattamente uguale. Cambiano i nomi dei protagonisti, del luogo, le loro professioni, ma niente di più. Chiaverotti ha aggiunto la classica psicopatica dalla personalità multipla e ha tirato fuori questo "La strega di Brentford". Qualsiasi riferimento è puramente voluto, certo, ma perché rifare un fumetto uguale a un film inconsistente e inconcludente come "The Blair Witch Project"? Ne risulta ahimè, un racconto altrettanto brutto e stupido, noioso e vecchio. La trama è prevedibile, niente colpi di scena e come poliziesco è un disastro. Le motivazioni che spingono i protagonisti a muovere sono poco convincenti: Dylan segue stancamente i capricci della sua ragazza la quale, a sua volta, sembra mossa da un interesse scientifico funzionale solamente allo sviluppo della vicenda. Bloch interviene, poi, solo perché così il poliziotto del paese può raccontare a Dylan (e al lettore) tutti i particolari utili per scoprire il mistero. Insomma, una tecnica da manuale e niente più.
In definitiva è un numero fiacco, poco convinto fatto da un Chiaverotti che (a parer mio) non ci credeva neanche lui mentre lo scriveva: il risultato è pessimo. Il tratto di Mari poi non aiuta: inquietante quanto si vuole, è vero, ma dalle espressioni tutte uguali, dai visi tutti similmente spiritati e impauriti. La dose eccessiva di paura che si vuole creare è talmente alta che si ottiene l'effetto contrario: nessun batticuore, nessun brivido.
Un numero decisamente scadente quindi, al di sotto degli standard perfino di Dylan Dog.
Voto: 1
Trinity



Trinity


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