IL COMMENTO DI TRINITY
Davvero un albo mozzafiato quello del nostro Dylan Dog questo mese! Quanti colpi di scena! Che suspence!
Dunque, l'avventura di intitola "Resurrezione" e si apre con la scena di un rituale satanico: cosa mai vorrà evocare questo rituale! Mah, forse la rinascita dopo la morte? Oltre al satanista criminale di turno, nel momento culminante del rito irrompe un poliziotto tutto d'un pezzo pronto ad arrestarlo. I due si uccidono ma ormai la cerimonia è consumata, la casa si incendia ma è troppo tardi: un mostro malvagio e invincibile si aggira per la città (chi l'avrebbe mai detto eh?), seminando morte come un giustiziere della notte. Sì, perché questo vendicatore feroce e spietato ammazza solo i criminali e diventa l'idolo delle folle, con tanto di fan club. Poi però, da bravo cattivone qual è, comincia a fare fuori anche le persone "per bene" che poi tanto per bene non sono. Visto i velati e appena accennati indizi che lo sceneggiatore lascia cadere qua e là (leggi pagine e pagine intere di flashback) si capisce che la sua è una vendetta personale nei confronti di coloro che lo hanno umiliato e maltrattato da piccolo (povero cocco! Una vittima della società!).
E alla fine, proprio nelle ultime pagine, il colpo di scena! Dylan Dog riesce ad ucciderlo con la pistola dello zombie cattivo, liberando tutta la città dal male e meritandosi il bacio della bionda (criminologa) di turno.
Se qualcuno alla Bonelli credeva di fare una storia dell'orrore con queste premesse si è sbagliato di grosso. La sceneggiatura sarebbe andata bene per qualche fumetto di serie B che girava nelle bancarelle negli anni '60 (i '70 erano già troppo avanti). Dire che la trama è prevedibile, noiosa, fiacca, obsoleta è fare un complimento. Dire che i disegni sono datati, vecchi e puzzano di stantio è elogiare un tratto che non si ricordava dai tempi di Dick Tracy. Peccato che nel frattempo il mondo del fumetto sia evoluto e forse qualcuno dovrebbe andarlo a spiegare alla Bonelli; che mettere in circolazione certe storielle da quattro soldi fa solo male alla salute del fumetto italiano. E poi avere la decenza di non pagare (e bene) sceneggiatori e disegnatori per storie così assurde e vuote, prive di tutto, mi sembrerebbe il minimo, visto che ci sono in giro tanti autori con in testa delle idee sicuramente migliori, pronti a farsi pubblicare gratis! In questo albo non c'è niente: né fantasia, né immaginazione, né innovazione, né professionalità. C'è solo un fumetto che puzza di marcio da tanto è vecchio il soggetto: un fossile di sceneggiatura che si sgretola a pagine 7 e un tratto che nelle intenzioni (forse) vuole ricordare i vecchi albi di Magnus, ma riesce a solo a scimmiottarli e a essere ridicolo.
Mettiamola così: ancora una volta Dylan Dog ha toccato il fondo. Ormai non resta che risalire.
Voto: 3
Trinity
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