IL COMMENTO DI TRINITY
Un piffero viene trafugato da un negozio di oggetti bizzarri e il padrone dell’esercizio assume Dylan Dog per ritrovarlo. Non ci sarebbe niente di strano, se non fosse per il fatto che il proprietario del bazar è Safarà, e il piffero trafugato è quello magico della favola. E le favole (o meglio le fiabe) la fanno da padrone in questo albo dove sono metafore di realtà ben più oscure e meno poetiche. Il ladro dell’oggetto è un padre di famiglia e un fallito, senza lavoro, che gioca tutto alle carte e perde irrimediabilmente. Vuole bene alle sue figlie ma non riesce a combinare nulla di buono per loro. Quasi per sbaglio ruba il piffero perché la più piccola delle sue bambine ha rotto il suo.
La ragazzina è solitaria e taciturna e a scuola viene presa in giro da tutti e rifiutata dalle varie compagnie. La storia del brutto anatroccolo comincia a fondersi con quella del pifferaio magico. E si intreccerà con quella di Dylan e Groucho, novelli Hansel e Gretel nella Londra moderna, chiamati a seguire le briciole di pane lasciate dalla nuova proprietaria, per ritrovarla. E la ricerca non si limiterà soltanto a questo mondo: ci vorranno gli stivale delle sette leghe per rincorrere la giovane tra arpie e altri demoni. E così tra lampade da strofinare e pietre filosofali, la protagonista percorrerà un viaggio dentro e fuori se stessa, capirà che le cose non sono quelle che sembrano e che è possibile vivere e continuare a sognare perché questa nostra realtà è tanto vana quanto le illusioni create dal magico oggetto.
Un Dylan Dog eccellente quello di questo mese. Una sceneggiatura costruita con grande maestria, che affronta vari temi e si dispiega su più livelli, sapientemente intrecciati tra loro a formare una trama dal bel finale, anche se non del tutto inaspettato. Ancora una volta la Barbato ci sorprende con la sua straordinaria abilità di costruttrice di trame solide, che rivelano una competenza e una profonda conoscenza dell’universo horror e fantastico nel quale Dylan Dog è immerso. Ancora una volta ci ritroviamo tra le mani non una semplice storia capace di farci divertire e rabbrividire (ingredienti che ovviamente non mancano), ma anche un racconto metaforico, mai patetico o moralista, dal quale traspaiono temi più profondi come quello del disagio esistenziale, quel malessere di vivere tipico dell’adolescenza e che alcuni si portano dietro per tutta la vita, proprio perché (come la protagonista e come Dylan) continuano a credere nella realtà dei sogni.
Voto: 8 e 1/2
Trinity
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