IL COMMENTO DI TRINITY
Questo è l'albo che in assoluto ha attirato più critiche (sia buone che cattive) tra i quattro usciti finora. Ha suscitato un vero e proprio vespaio e ha fatto discutere per settimane. Lascio la parola a Luca Enoch.
"I concetti razzisti esposti in questo episodio sono un sunto delle teorie razziali, più o meno scientifiche, che hanno funestato questo secolo;…….Il razzismo è una malattia sociale della modernità;…….Il paradosso più profondo della modernità è stato credere che l'affermazione dell'identità nazionale avesse come unico sbocco l'universalismo. Invece nazionalismo e razzismo si sono alimentati a vicenda generando una collisione oggi difficilmente districabile. Gli studi recenti sul tema hanno permesso il rinvenimento dell'esistenza, nelle società moderne e liberali come la nostra, di un razzismo che non è più fondato sulle differenze biologiche, ma su quelle culturali. Si è scoperto che il razzismo non ha bisogno di Scienze delle Razze per esistere. I protagonisti della storia di Gea sono spinti a compiere le loro nefandezze da pulsioni che hanno molteplici cause, ma un comune denominatore: la paura. In effetti la diversità culturale e somatica non è sufficiente a produrre il razzismo. Il pluralismo culturale rischia di trasformarsi in razzismo quando la cultura differente è considerata una minaccia, quando vengono introdotte idee di ineguaglianza. Solo l'associazione della differenza con la povertà, la violenza, la frustrazione sociale, l'inferiorità e infine con la paura e la minaccia, solo in queste condizioni il razzismo ha genesi."
Il problema dell'immigrazione, negli ultimi anni è andato in crescendo. La micro criminalità è sempre più legata alle minoranze etniche provenienti da altri paesi, per cui si è creato lo schema: straniero = delinquente con il risultato che la paura di essere aggrediti ha generato razzismo. A volte i clandestini sono capri espiatori di una insofferenza generale che il più delle volte ha cause quali l'insoddisfazione. Insoddisfazione che spesso nasce da un sentirsi intrappolati in un mondo pieno di regole, in uno schema dal quale si vorrebbe uscire e che obbliga a comportarsi come non si vorrebbe: bisogna pagare le tasse, essere puntuali al lavoro, fare i bravi ragazzi e andare in chiesa la domenica. Per poi guardarsi allo specchio alla sera e scoprire che si sta vivendo la vita di qualcun altro e non la propria.
I criminali escono da questa logica e il cittadino medio pensa:" Perché quello può fare ciò che vuole e io no?" Se si aggiunge a questo il fatto che in Italia, al momento, la certezza della pena è latitante, ecco che il gioco è fatto. Chiunque abbia commesso un reato può star certo che nel giro di qualche mese (al massimo qualche anno) ne è fuori.
Ecco allora che si identifica l'extracomunitario con colui che infrange la legge e resta impunito. E' quindi essenzialmente un problema di giustizia e di ordine pubblico. Non solo ci si sente minacciati dallo straniero, ma non ci si sente nemmeno difesi dallo Stato.
Su un piano teorico perciò, il ragionamento di Enoch è ineccepibile. Ma, nella pratica, ognuno di noi si trova a fare i conti ogni giorno con gli immigrati nelle nostre città: al supermercato, per le strade, alla fermata dell'autobus. E, diciamocelo con franchezza, non è proprio carino scendere alla fermata e scoprire che il portafoglio non è più in tasca. O parcheggiare il motorino fuori dall'oratorio e trovarlo due giorni dopo, guarda caso, nel campo nomadi lì vicino.
Quello che tende a venire fuori da questo albo è che i clandestini sono emarginati, poveri diavoli……quasi li si volesse scusare per i crimini (seppur piccoli come il furto) che commettono. Personalmente è un atteggiamento che non sopporto e che trovo sbagliato anche nei confronti di quegli immigrati che si trovano nelle stesse condizioni dei loro connazionali, ma che lavorano onestamente e non rubano bolidi da 200 cavalli per poi andare contromano in autostrada ubriachi.
Questo atteggiamento buonista purtroppo l'ho riscontrato in questo episodio, questo modo di pensare che porta a credere che essere cristiani e caritatevoli significhi lasciar perdere comunque.
Detto questo voglio sottolineare che non ce l'ho con Enoch. Trovo anzi che sia stato molto coraggioso da parte sua portare alla ribalta un tema così scottante e ho il massimo rispetto per lui che già in Spray Liz non si faceva scrupolo di dire quello che pensava. Mi è piaciuto molto il personaggio del ragazzo che si porta a casa la bambina alata, espressione della coscienza individuale che, una volta liberata dalla logica del branco, si redime e capisce i propri sbagli.
Vista la franchezza di Enoch quindi, sarò altrettanto schietta: ho trovato questo episodio troppo politicamente corretto e un tema così complesso è stato forse un po' troppo semplificato e banalizzato nello schema buoni e cattivi. Non tutti i clandestini sono angeli e non tutti sono diavoli; non tutti sono deboli e indifesi e non tutti sono forti ed aggressivi. Mi piange il cuore scadere nei luoghi comuni ma temo che, in questo caso,..la verità stia nel mezzo.
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