Federico Memola, creatore del personaggio di Jonathan Steele e autore di tutte le sue storie, si dimostra sempre
molto disponibile al dialogo con i suoi lettori, e ci ha concesso questa intervista:
Jonathan ha solo 24 anni: alcuni suoi comportamenti e soprattutto le "missioni" a cui partecipa potrebbero sembrare esagerate per la sua età, perchè hai scelto di creare un personaggio così giovane?
La giovane età del personaggio nasce da un compromesso. Io avrei voluto farlo ancora più giovane, perché i personaggi alla scoperta della vita mi sono sempre sembrati più interessanti di quelli già maturi. Ma la Casa editrice e il tipo di fumetto (più o meno realistico) che stavo facendo richiedevano un "eroe", un personaggio, appunto, più maturo. Quindi ho optato per un'età "di mezzo" in cui al comportamento ormai da adulto (dovuto anche al particolare tipo di infanzia e adolescenza vissute da Jonathan) si potessero affiancare plausibilmente delle incertezze e titubanze tipiche della giovane età, soprattutto in campo sentimentale (anche in questo caso ulteriormente giustificate dal passato del protagonista).
Cosa ti ha portato a scegliere l'Australia come sua terra natale?
Mah, essenzialmente due motivi, uno banale e uno simbolico. Il primo è semplice: optando per un personaggio dal nome anglofono, ho voluto evitare i soliti Stati Uniti e Inghilterra come terre d'origine. Il secondo, invece, ha origine nel fatto che l'Australia è, tutt'oggi, uno degli ultimi paesi in cui si possa veramente cercare l'avventura, un paese con vastissimi territori selvaggi e disabitati (se escludiamo le popolazioni indigene)... Mi sembrava, insomma, la patria ideale per un moderno avventuriero... Anche se poi Jonathan è e si considera un apolide.
La scelta dei personaggi e le loro caratteristiche: cosa "frulla" per la mente di un autore quando crea un nuovo eroe di carta? Come sei arrivato a questo trio?
Quello che frulla per la mente di un autore nel momento in cui crea i personaggi principali di una serie è (nel mio caso) un guazzabuglio di idee e sensazioni, da cui cerchi di pescare quelle che, a istinto, o per sensibilità, ti sembrano le più riuscite. Poi è normale che alcune non funzionino, oppure che altre che avevi scartato (o non avevi nemmeno preso in considerazione all'inizio) risultino fuzionali, è un processo di "rodaggio" che dura almeno per tutto il primo anno di una serie. Quanto al trio di protagonisti, inizialmente si trattava di una coppia, Jonathan e Myriam (tant'è che il primo progetto della serie si chiamava Myriam & Steele), poi, per una questione di equilibrio, è nato il personaggio di Jasmine.
La magia e gli Dei, una strana accoppiata: come è nata?
La presenza degli dei nasce dalla mia passione per le antiche mitologie (quella greca soprattutto), e una volta che decidi di avere gli dei, la magia è quasi una conseguenza automatica. E poi mi sembrava divertente l'idea di un mondo come il nostro che dovesse fare i conti anche con la magia. In fondo è questo l'elemento principale che distingue Jonathan Steele dalle altre serie della Bonelli, rendendola diversa, più strana e quindi, spero, interessante. Poi, una volta che il lettore si sia avvicinato alla serie per la curiosità dell'ambientazione, dovrebbero subentrare l'affetto per i personaggi e l'interesse per le loro vicende personali a tenerlo legato ad essa. Questo, almeno, è il mio "piano di battaglia".
Io sono un'appassionato dell'Australia: vedremo un'avventura (o una saga) di Jonathan in questo Paese, in cui poter ammirare i luoghi ed immergersi a fondo nelle sue tradizioni? (il no. 28 si è svolto in Australia, ma questa terra aveva un ruolo di contorno, sebbene vi sia stato l'utilizzo di riti aborigeni)
Attualmente non ci sono in lavorazione altre storie con ambientazione australiana, dato che la linea narrativa che sto seguendo non lo consente, ma probabilmente in seguito ne scriverò altre. Anche perché i personaggi dell'amico d'infanzia e della ragazzina a capo di un impero industriale erano (in origine) i protagonisti di un progetto che non aveva nulla a che fare con la serie, ma che poi sono stati "importati", quindi mi spiacerebbe non utilizzarli nuovamente.
L'interazione soggetto-sceneggiatura-disegni: che relazione c'è fra autore e disegnatore? mi spiego meglio: quanto influisce un disegnatore rispetto ad un altro sulla storia? l'autore "impone" la sua idea per i disegni o lascia piena libertà al disegnatore?
L'autore può imporre la sua idea quanto gli pare, ma poi è il disegnatore quello che materialmente la realizza, ed essendo un'altra persona, vedrà inevitabilmente le cose in maniera differente. A questo punto si può agire in due modi: schiavizzare il disegnatore costringendolo a realizzare "esattamente" quello che hai in testa, a costo di fargli rifare mille volte una vignetta, oppure accettare questa "visione differente" e quindi un risultato finale un po' diverso da quello che avevi in mente tu. Io considero un fumetto come il risultato di una collaborazione, quindi opto sempre per la seconda scelta, e faccio rifare delle vignette solo se in qualche modo risultano in contrasto con quanto stiamo raccontando. Se, per esempio, il disegnatore ha scelto un'inquadratura diversa da quella che avevo in mente io, ma si vede ugualmente ciò che conta, per me va bene lo stesso. Se invece io scrivo una scena ambientata a Parigi e il disegnatore mi fa la città di Nathan Never... beh, in quel caso "qualcuno" dovrà ridisegnare un bel po' di sfondi!
Come nasce una copertina? il povero Olivares deve leggersi tutte le tue storie :-)
No, il povero Olivares si becca una breve descrizione della copertina accompagnata da un orribile schizzo (che, per fortuna, non rispetta mai, generalmente ottenendo risultati migliori!) e un po' di fotocopie della storia che contengano gli elementi che andranno in copertina. Spesso capita che concordiamo due o tre possibilità diverse, fra cui poi Canzio sceglie la versione definitiva.
|