No. 50 - UNA DONNA A PEZZI

IL COMMENTO DI LINDALE

Ed eccoci arrivati alla cinquantesima avventura della nostra criminologa preferita! Come avevo scritto il mese scorso, non abbandonerò Julia adesso. Non so dirvi se questa storia mi sia piaciuta o no: sicuramente è ricca di temi e spunti di riflessione molto importanti.
Tre elementi costruiscono, con un incrocio casuale, l'inizio della vicenda: una ragazza che guida un'auto, mentre la sua attenzione è concentrata sul telefono cellulare e il suo sguardo attirato da un messaggio di uno spasimante; un pregiudicato ubriaco che corre sulla sua macchina nel senso opposto e sbanda quando vede l'auto della ragazza invadere la sua corsia, andando a precipitare nelle acque sottostanti la strada; il corpo senza vita di una donna, scoperto dai sommozzatori della polizia per caso tra le acque torbide attorno all'auto affondata.
Della giovane innamorata non sappiamo più nulla, poiché fugge senza lasciare traccia alcuna. Purtroppo anche Berardi non ci lascia alcun indizio in proposito nella narrazione successiva. Le indagini del tenente Webb e di Julia si concentrano invece sull'identità del cadavere, rinvenuto avvolto in un sacco zavorrato. Quel che più sconvolge è che alla donna sono stati prelevati alcuni organi e l'operazione è stata effettuata, secondo il medico legale Tait, da una mano molto esperta, la mano di un professionista. Julia decide, scoperta l'identità e la storia della povera donna, di agire indipendentemente dalla polizia, e, avvalendosi dell'aiuto del bel Leo Baxter, sfida i commercianti d'organi e gravi pericoli.
Ancora una volta Berardi cerca di approfondire un tema importante e difficile dei nostri tempi, portandone in luce i lati oscuri e le contraddizioni. Perché una donna decide di vendere un organo? Quanto può essere disperata per agire così? E soprattutto, qual è la responsabilità della società rispetto a questi problemi? Una risposta parziale si legge proprio nelle belle tavole iniziali dell'albo, nei ricordi della nonna di Julia: parole profetiche sull'indifferenza e la distanza che c'è tra gli abitanti di una stessa città, lasciati ognuno al proprio destino, spesso infelice. Fa da controcanto a queste riflessioni il cinismo del chirurgo, il quale paragona il corpo umano a un'automobile, con la stessa possibilità di commerciarne i "pezzi di ricambio". Lungi dall'essere un criminale qualsiasi o un maniaco come Myrna Harrod (vedi gli albi 1, 2, 3, 39), il medico fa delle riflessioni che il lettore non può condividere, ma al tempo stesso sollevano il problema della reperibilità di organi da trapiantare su pazienti in fin di vita. Sebbene, infatti, la giustizia faccia il suo giusto corso, la conclusione della storia di questo mese lascia l'amaro in bocca: non si possono commerciare gli organi, ma ci sono delle vite che solo con un trapianto possono essere salvate. Berardi lascia al lettore la riflessione sulla via più giusta per tutti da imboccare per risolvere questo dilemma.
A questo punto posso dire che l'albo mi è piaciuto. L'evoluzione della trama procede con un ritmo costante, protratto verso il climax finale, gestito in maniera molto classica ma efficace. I disegni sono piacevoli, anche se trovo l'uso del chiaroscuro troppo netto in alcune tavole e troppo assente in altre.
Solo due elementi della sceneggiatura non mi hanno convinta del tutto: siamo sicuri che un bisturi possa conficcarsi così facilmente nelle ossa del cranio? E poi, perché la polizia non ha mai nulla da dire sul fatto che Julia agisce senza alcuna copertura e soprattutto all'insaputa delle istituzioni per le quali lavora e con cui deve collaborare? Ma si sa, nei fumetti l'eroe ha carta bianca, altrimenti che eroe è?! J

Voto: 7


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