No. 53 - L'ASCENSORE

IL COMMENTO DI LINDALE

Le nostre vite sono determinate dal caso? Le coincidenze possono essere così crudeli?
Un telefono squilla, in una tranquilla mattina estiva. La criminologa Julia Kendall risponde, vestita solo di un asciugamano e con lo smalto ancora fresco sulle unghie. A chiamarla è il suo amico di sempre, Leo Baxter, che le chiede un favore. Il colloquio è improntato al relax ed alla familiarità. Se non che Leo ricorda a Julia che "oggi è l'ultimo giorno prima delle vacanze" e l'ultimo per recarsi al palazzo delle tasse (un'affermazione un po' criptica per noi lettori italianissimi…). Questa frase è il principio della disavventura ne "L'ascensore"!
Si, perché Julia si ricorda che anche lei aveva ricevuto una convocazione dal palazzo delle tasse, ma era "per la settimana scorsa", le ricorda Emily. Julia si veste a tempo di record, corre con la Morgan, che sembra essere ringiovanita (l'unica volta che potrebbe rompersi e portar fortuna alla sua padrona!), fa sei piani del grattacielo in meno di dieci minuti per scoprire che… la convocazione era per il 14 settembre, non agosto!!
Stanchissima, Julia si dirige pian piano all'uscita, assieme ad impiegati e utenti. SI ferma a telefonare all'amata nonna per dire che non potrà raggiungerla, poi si dirige all'ascensore. Nel frattempo, in pochi minuti, il palazzo si è svuotato, le guardie hanno fatto il giro di tutti i piani e di tutti gli uffici per assicurarsi che nessuno sia rimasto, e cosa fanno? Spengono tutti i monitor, tutti i sistemi di sorveglianza e quelli di allarme altrimenti suonano (?!) e … tolgono la luce! L'ascensore si blocca, l'allarme attivato da Julia viene ignorato, perché "è l'ascensore B. Ha sempre dei problemi".
Il palazzo rimarrà chiuso e deserto per due settimane, mentre Julia è chiusa nell'ascensore. E non è sola!

L'idea di Berardi è, come sempre, buona: un singolo evento (la telefonata di Leo) è l'inizio di una situazione drammatica, potenzialmente fatale. Ci si potrebbe chiedere: quante volte ognuno di noi è sfuggito al pericolo perché le coincidenze non hanno… coinciso! Si, ma tutta la sceneggiatura mi lascia alquanto perplessa. Anche ammettendo che il "palazzo delle tasse" chiuda per 15 giorni, veramente viene lasciato incustodito, con tutti gli allarmi spenti e soprattutto… con la luce elettrica staccata? Perché nella vignetta 5 di pagina 28 la guardia è proprio questo che fa: stacca la luce da tutto il palazzo. Già questa tavola meriterebbe una lunga giustificazione da parte del buon Berardi, che a volte esagera un po'! Ma se a Garden City nello spazio di una telefonata si svuota un palazzo di 13 piani (tanti quanti sono nel pannello dell'ascensore) e solo due dei presenti usano l'ascensore… posso anche accettare che si stacchi completamente la luce di un palazzo pubblico!
A parte questi due punti fantasiosi, la storia credo potesse essere gestita meglio: dovendo dividere le 132 pagine tra l'antefatto, ciò che succede dentro l'ascensore e le ricerche all'esterno del palazzo, Berardi non ha potuto approfondire la dinamica del rapporto tra Julia ed il suo compagno di sventura. Un po' di scaramucce iniziali tra il femminismo ed il maschilismo, i due cercano di collaborare per la salvezza di entrambi, fino a che l'ipoglicemia annebbia la mente dei due ed il malumore sembra prevalere.
Naturalmente Julia cerca di arrampicarsi su per i cavi che sostengono la cabina: va bene che pesa poco… Poi, giunta alla porta d'apertura, non riesce ad aprirla, perché "questi nuovi modelli funzionano a raggi infrarossi": provare ad interrompere il raggio sembra brutto, vero?
Per fortuna che c'è Emily che sguinzaglia la famiglia e dà lo spunto per le tavole davvero belle di pagina 59 e 60. Per fortuna che torna Norma a confortare la nonna. Zaghi (già visto nell'albo 41 "Il Tassista" e in collaborazioni negli albi 29 "Il Ritmo nel Sangue" e 22 "Quest'urlo che tace") fa un buon lavoro, soprattutto mi sono piaciute molto le tavole "acquerellate" dei ricordi: la "sperimentazione" tra le pagine di Julia sembravano destinate solo alla matita del grande Trevisan.
Un punto a favore della sceneggiatura sta in alcuni dettagli molto pratici, come l'espletazione delle funzioni fisiologiche dei due: nei film che trattano questi argomenti non vengono mai considerati, mentre nella realtà sarebbero motivo dei disagi peggiori!
Insomma, quest'avventura della criminologa Julia Kendall non mi convince del tutto, anche se l'idea era buona. Cosa voleva raccontarci Berardi? Forse ha messo troppa carne al fuoco. Forse voleva dirci di comprare il telefono cellulare e tenerlo caro? O forse il buon Berardi vuole dirci che pagare le tasse… fa male?

Voto: 5


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