A.I. Artificial Intelligence
Recensito da: Luca Baroncini
Dopo anni di gestazione e buona pace tra chi vede inconciliabile la
linea registica di Stanley Kubrick con quella di Steven Spielberg,
ecco finalmente il frutto di tanta fatica. Intanto e' bene subito
chiarire, per evitare ulteriori discussioni al riguardo, che "A.I." e'
un film di Steven Spielberg, che ha curato anche la sceneggiatura,
nato da un'idea e da un progetto di Stanley Kubrick. E il risultato e'
un film forse non equilibrato, nei tre atti in cui, per comodita',
puo' essere suddiviso, ma sicuramente capace di suscitare grandi
emozioni.
Tutto parte in un futuro non troppo lontano dove l'evoluzione ha
portato a costruire sofisticati robot in grado di provare emozioni.
Uno dei primi prototipi viene affidato in via sperimentale ad una
famiglia. In questo contesto intimo e raccolto si svolge la prima
parte del film, a cui segue un momento di grande commozione prima di
seguire l'evoluzione del piccolo David, sempre piu' umano e meno
robot. Del resto quando si parla di madri, figli, abbandoni, le
lacrime sono sempre in agguato, ma il regista riesce a colpire senza
cadere in facili patetismi grazie alla forza della storia che
racconta.
La parte centrale, che segue il cammino del piccolo David attraverso
un efficace e poetico parallelo con la favola di "Pinocchio", e' forse
quella meno convincente. Da un'atmosfera silenziosa e introspettiva si
passa ad un fuori caotico, dove trionfano gli effetti speciali, i
personaggi diventano a senso unico e la narrazione incappa in qualche
buco logico. Interessante la figura del gigolo Joe, ben interpretato
da Jude law, ma un po' irrisolto il suo legame con il protagonista e
il modo frettoloso con cui viene liquidato.
Con la parte finale, invece, si giunge ad un bivio. Se prevale la
razionalita' si rischia di trovare la conclusione patetica, se invece
si riesce a spogliarsi di qualsiasi corazza critica, o meglio da
critico (e il film ha la capacita' di condurre a questo stato
emotivo), si entra nella poesia, nel lirismo, nella favola, nel sogno
e nella sincera commozione. Peccato per il disegno poco originale
dell'ulteriore evoluzione umana, forse un omaggio alle stilizzate
creature di "Incontri ravvicinati del terzo tipo".
Tante le considerazioni suggerite dal film: i limiti etici della
tecnologia, l'incerto futuro dell'uomo, l'integrazione tra diversita',
ma su tutte domina il lato emozionale, acceso nella prima parte, in
stand-by in quella centrale e in loop nella struggente conclusione.
Chissa', forse nelle mani di Kubrick avrebbe avuto un taglio diverso,
ma che importa! Godiamoci l'opportunita' di tornare bambini con una
bella favola! Senza difese razionali e con gli occhi spalancati!
Regia: Steven Spielberg.
Gli interpreti:
Haley Joel Osment, Frances O'Connor, Sam Robards, Jake Thomas, Jude Law, William Hurt, Ken Leung, Clark Gregg, Kevin Sussman, Tom Gallop, Eugene Osment, April Grace, Matt Winston, Sabrina Grdevich, Theo Greenly.
Origine: Usa.
Durata: 145'
Anno: 2001
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