MOULIN ROUGE

Recensito da: Jamon
Dopo l'esperimento "Romeo + Juliet" il regista Baz Luhrmann prosegue sul filone delle rivisitazioni,
realizzando uno fra i migliori film del 2001, se non addirittura il migliore.
Siamo alla fine dell'800, lo spirito bohemien invade Parigi e da Londra arriva uno dei tanti scrittori
squattrinati in cerca di ispirazione e di fama. Assieme a Toulouse Lautrec e alla splendida Satine
troverà quell'ispirazione, e anche l'amore.
Una regia splendida, originale, che all'inizio può lasciare perplessi: la cinepresa non ha un minuto di sosta
balzando da un personaggio all'altro, da una stanza all'altra. Ma dopo tutto diventa perfettamente
adeguato allo spirito del film, che è proprio quello spirito bohemiene, al quale interessa
solo filosofeggiare sulla verità e l'amore. Un Ewan McGregor strepitoso, con una splendida voce,
lascia alle spalle la mediocre interpretazione del giovane Obi Uan Kenobi di Guerre Stellari,
circondato da caratteristi che interpretano splendidamente gli impossibili personaggi del Moulin Rouge, per finire con la splendida Nicole Kidman
(in questa interpretazione più bella che brava). A questo c'è da aggiungere una scelta
delle musiche alternativa ma ben riuscita: si comincia con la famosa "Diamond" di Marilin Monroe,
passando da una buffissima "Like a Virgin" (Madonna), a una versione tango di "Roxanne" (Sting), e ad
una drammatica "The show must go on" (Queen), il tutto alternato dal motivo principale di "Your Song"
(Elthon John) affidato alla imprevedibilmente bella voce di McGregor.
Coreografie impossibili con balletti sulle nuvole o fatine danzanti, che ricordano capolavori come
"Dumbo" e "Mary Poppins", ma rivisitate e adeguate alla situazione. Scenografia limitata a quattro cinque ambienti,
anch'essi caratterizzati come fossero personaggi. Per finire con le luci: ottimi giochi di luci e ombre
centrano l'attenzione sull'indispensabile.
Vi chiederete: e la storia? Bellissima. Una storia d'amore come tante, ma unica. Una storia d'amore spontanea,
che come sempre deve superare i tanti ostacoli. E allora ci si chiede... "Never fall in love with a woman who sells herself,
it always ends bad" (mai innamorarsi di una donna che vende il suo corpo, finisce sempre male)... ma
non conviene ugualmente rischiare?
Voto: da non perdere.
Recensito da: Luca Baroncini
Il gusto per l'eccesso, la commistione stilistica tra musiche,
sceografie e costumi razionalmente inaccostabili, il virtuosismo
tecnico, sono da sempre marchio di fabbrica del cinema secondo Baz
Luhrmann. A partire dalla favola "Ballroom - Gara di Ballo", fino alla
rilettura in salsa pop del testo shakesperiano di "Romeo e Giulietta".
In "Moulin Rouge", il geniale regista spinge ulteriormente il pedale
sull'accelleratore della fantasia e costruisce un mondo sospeso, dove
il luogo del peccato della Parigi di fine ottocento, diventa un
caleidoscopio di luci e colori e dove l'atteso can-can si ritrova
interpretato in "Voulez vous coucher avec moi" per poi sfumare
nell'hit dei Nirvana "Smells like ten spirits". Ed e' la provocatoria
scelta di reinventare il musical l'idea forte del progetto di Baz
Luhrmann. Non a caso i momenti piu' coinvolgenti sono proprio quelli
in cui musiche lontanissime, per genere ed epoca, vengono accostate
per raccontare la storia d'amore tra la cortigiana Satine e il
rampollo inglese in cerca d'amore, Christian. Una rivisitazione di
"Your song" di Elton John fa scoccare la scintilla tra i due,
portandoli a ballare direttamente in cielo tra le stelle. "Heroes" di
David Bowie, mixata a "I will always love you" di Dolly Parton,
celebra il loro amore impossibile. Un po' quello che si chiede al
cinema: interpretare la realta' attraverso una visione "bigger than
life", dove tutto e' amplificato, esagerato, irreale, come in un
sogno. A una prima parte tanto squinternata quanto affascinante e
ricca di suggestioni, tenuta insieme da una certa ironia e dall'idea
che in fondo si sta partecipando a un gioco, segue pero' una brusca
virata narrativa. L'amore fumettistico e sopra le righe tra i due
protagonisti perde in leggerezza e si trasforma in prevedibile
tragedia; i personaggi cominciano a prendersi terribilmente sul serio
e da pedine di un sottile gioco intellettuale tentano di diventare
vivi e pulsanti. Il problema di fondo e' che non si crede neanche per
un fotogramma all'amore tra Satine e Christian e la loro passione,
urlata e cantata, non provoca il minimo coinvolgimento. E la colpa non
e' neanche dei protagonisti (anche se Nicole Kidman in versione "pene
d'amor perduto" non e' il massimo della credibilita'), quanto proprio
del tentativo di imbrigliare un sogno colorato e fantasioso in una
storia a misura di pubblico. Ecco quindi sopraggiungere nello
spettatore un senso di saturazione visiva e di pesantezza, in cui le
sfumature del sogno si perdono nei confini di una routinaria e forzata
storia d'amore, che da trampolino della fantasia diventa invadente e
noiosetta realta'.
Regia: Baz Luhrmann.
Gli interpreti:
Nicole Kidman, Ewan McGregor, John Leguizamo, Jim Broadbent, Richard Roxburgh, Garry McDonald, Jacek Koman, Matthew Whittet, Kerry Walker, Caroline O'Connor, David Wenham, Christine Anu, Natalie Jackson Mendoza, Lara Mulcahy, Kylie Minogue
Origine: Australia, Usa.
Durata: 127'
Anno: 2001
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