A tempo pieno
Recensito da: Luca Baroncini
Come reagireste a un licenziamento in tronco, considerando la vita
agiata che conducete, la famiglia da mantenere e un certo prestigio
sociale a cui non volete rinunciare?
E' quello che si chiede Vincent, il protagonista dell'interessante
"L'emploi du temps" di Laurent Cantet (gia' apprezzato per l'intenso e
problematico "Risorse umane"). E la scelta e' di inventarsi un nuovo
impiego all'O.N.U. per mettere a tacere amici e familiari, passando in
realta' le giornate girando in macchina senza una meta e senza
sentirsi mai davvero libero e sereno come avrebbe sperato.
Il film, dopo un avvio molto lento, permette di entrare con graduale
intensita' nella psicologia del protagonista (un bravissimo Aurelien
Recoing). Tutto e' piu' suggerito che spiegato (come la tradizione
francese impone), ma il film ha la sua forza nei dubbi che insinua e
nella pacata ma dura critica che rivolge ai pilastri di un sistema di
vita che viene spesso ritenuto come l'unico possibile.
Ma il viaggio compiuto dal protagonista non e' una semplice e
sbrigativa parabola del "lavoriamo troppo, riappropriamoci dei nostri
spazi"! Il personaggio di Vincent e' infatti molto contradditorio nel
fingere che nulla sia accaduto, vuole una vita diversa, ma vuole che
intorno a lui tutto resti immutato. E' piu' un tentativo di evasione
da un ingrananggio di cui non si sente piu' parte, un vuoto interiore
che non offre alternative. E lo sguardo finale di Vincent trasmette
un'amarezza, un senso di vittoriosa sconfitta, che dice molto piu' di
tante parole.
Regia: Laurent Cantet.
Gli interpreti:
Aurélien Recoing, Karin Viard, Serge Livrozet.
Origine: Francia.
Durata: 133'
Anno: 2001
Titolo originale: L'Emploi Du Temps
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