Il favoloso mondo di Amelie

Recensito da: Luca Baroncini
C'e' qualcosa che non quadra nel nuovo film di Jean-Pierre Jeunet, inaspettato successo in Francia e accolto con premi e grandi consensi un po' in tutto il mondo. Parigi e' un luogo da favola, e la fotografia desaturata ce lo ricorda ad ogni inquadratura, la giovane Audrey Tautou, con i suoi grandi ed espressivi occhioni neri, e' davvero deliziosa, i personaggi di contorno delineati con grazia, eppure, anche "Il favoloso mondo di Amelie" soffre presto del difetto (o pregio, a seconda dei gusti) dei precedenti film di Jeunet. Il prevalere, sulla storia raccontata, delle tante trovate registiche: continui virtuosismi che abbinano la raffinatezza visiva alla virata grottesca e che sono ormai diventati la cifra stilistica del regista. All'inizio la genialita' della messa in scena conquista e il prologo, che racconta i primi anni di vita di Amelie, e' davvero irresistibile. Presto, pero', la voglia di stupire prevale sul senso del racconto, a scapito dell'emotivita'. E cosi' la razionalita', messa a dormire dal non privo di fascino mondo di Jeunet, a poco a poco si sveglia, interrompendo un simpatico e romantico sogno.
Ma vediamo di capire perche' succede. Sono vari gli elementi che da carinerie, anche geniali, sfumano nella gratuita'. Innanzitutto, a chi appartiene la voce fuori campo, tanto brillante nella presentazione dei personaggi e spesso presente all'interno del film? Probabilmente e' l'alter-ego del regista, ma a livello narrativo non trova giustificazioni e alla lunga pone un certo distacco tra schermo e spettatore. Soprattutto nella prima parte, inoltre, non si crede molto all'introversione della protagonista che, anzi, sembra sempre avere mille risorse per affrontare la piatta quotidianita'. Anche la scoperta della dedizione agli altri viene affrontata con brio ma scarso approfondimento, lasciando solo intendere la fragilita' di un personaggio che, incapace di affrontare i propri problemi, sceglie di risolvere quelli degli altri, sfogando indirettamente ansie e frustrazioni. Certo, Jeunet racconta in modo originale una sorta di favola, e porsi troppe domande rischia di rovinare la magia. Il fatto e' che, tra effetti sonori dirompenti, trucchi visivi ad ogni inquadratura, una protagonista delineata con problematicita' solo apparente e personaggi di contorno vicini alla "macchietta", se ne ha paradossalmente tutto il tempo. E la narrazione, ogni tanto trova vantaggio nell'applicazione della tecnica, ma spesso ne esce appesantita.
Il finale ottimistico, in ogni caso, riesce a conciliare tecnica e cuore e si esce dal favoloso mondo di Jeunet di buon umore, non proprio leggeri, ma di buon umore.

Regia: Jean-Pierre Jeunet.
Gli interpreti: Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Rufus, Yolande Moreau, Emma Lebail.
Durata: 120 min
Origine: Francia
Anno: 2001.