Gosford Park


Recensito da: Jamon
Mi era capitato solo con "Ritratto di Signora" di addormentarmi al cinema, con questo film ho fatto il bis.
Preciso subito che questo genere di film non è quello che preferisco, ma pellicole simili come "America Oggi" o "Magnolia" non mi erano poi dispiaciute. Gosford Park è stata veramente una sofferenza. Ambientato in un Inghilterra in cui i ricchi davano ancora feste noiosissime e si facevano accompagnare dai loro servi, Gosford Park racconta di un week-end di caccia nella villa di Sir William McCordle.
L'alternanza fra vita da ricchi e vita da servi dovrebbe attirare lo spettatore. I ricchi discutono dei loro affari, mentre i servi discutono dei loro padroni, o meglio sparlano di loro. Due vite opposte, ma entrambe presentate negativamente.
A metà film c'è anche l'immancabile omicidio. Peccato che il colpevole si capisca subito, non appena il coltello trafigge il cuore del malcapitato di turno. L'unico a non capirlo è l'ispettore.
Ciò che resta alla fine della proiezione sono tre cose: l'elevatissimo numero di personaggi, le battute di Maggie Smith e la colonna sonora.
La telecamera salta da un personaggio all'altro freneticamente, i dialoghi sono rapidi e i riferimenti alle varie persone avviene verbalmente, non tramite immagini: ricordarsi quindi più di 20 nomi inseriti in 5 minuti è davvero impossibile. Alcuni personaggi entrano ed escono senza aver trovato un ruolo da interpretare...
Maggie Smith è molto brava ad immedesimarsi nella vecchia rompiscatole, dalle frecciate polemiche sempre pronte, peccato che dalla 4 in poi siano facilmente prevedibili, e leggermente fastidiose.
L'unico aspetto positivo è la colonna sonora, bella, ben calibrata e soprattutto adatta a conciliare il sonno. Su CD è sicuramente meglio.
Dimenticavo: alla fine gli invitati se ne vanno felici e contenti, e nessuno ci dice chi è l'assassino.... per fortuna che l'avevo capito da solo.

Recensito da: Luca Baroncini
"Quel che resta del giorno" incontra "Dieci piccoli indiani" e ne viene fuori un "Invito a cena con delitto" dove alla risata si sostituisce un sorriso beffardo. Citazioni non necessarie a parte, Robert Altman costruisce un piccolo gioiello, dove la storia gialla e' un pretesto per raccontare gli inconciliabili conflitti sociali tra l'aristocrazia inglese del 1932 e la parte bassa della scala sociale, rappresentata da un mondo sommerso di servi, valletti, camerieri e cuochi. Ne esce un quadro poco rassicurante, ma stemperato da una sottile e coinvolgente ironia. Come suo solito, Robert Altman basa la propria visione sulla coralita' e riesce, nonostante i tanti personaggi, ad attribuire ad ognuno una personalita' ben definita attraverso poche battute. Non a caso, nelle interviste, spesso dichiara che cio' che piu' lo interessa del cinema, non e' tanto la storia, quanto l'insieme e l'interazione, come in un dipinto, tra i vari elementi che si avvicendano sulla scena. Fortunatamente ha a disposizione una sceneggiatura ben calibrata e un gruppo di attori perfetti nelle singole caratterizzazioni. Strepitosa Maggie Smith, che con impeccabile "aplomb" inglese, sputa acide sentenze su chiunque le capiti a tiro. Uno di quei personaggi che nella vita reale si odierebbero ma che il cinema consente di amare. Nonostante una prima parte in cui non accade quasi nulla di rilevante, non si vive mai l'attesa del delitto, ma si partecipa con entusiasmo ai continui scambi di felici battute, necessari per capire i ruoli dei tanti personaggi. Ad entrare nell'atmosfera aiuta anche la meticolosa cura scenografica, valorizzata da una regia attenta ad ogni minimo dettaglio.
Il dietro le quinte dei salotti mondani e' reso con grande efficacia e una volta tanto lo spettatore non e' coinvolto da un amore impossibile tra due statuine sfacciatamente belle e ricche, ma ha modo di capire cosa nascondono le pieghe sberluccicanti degli abiti da sera. Lo sguardo "alto", infatti, e' affiancato da un piu' illuminante sguardo "basso". Ma a Robert Altman non sembra interessare giudicare i personaggi o insegnare una facile lezioncina in cui l'apparenza inganna e poverta' di mezzi equivale a ricchezza di cuore (e viceversa). "Gosford Park", infatti, mostra personaggi sfaccettati in entrambe le categorie sociali. La critica del regista sembra piu' vertere su un modo di incasellare la vita, riconosciuto sia dai servi che dai serviti, dove le etichette annullano la persona, la competitivita' si esaurisce nell'ostentazione, il potere e' legato al possesso. Ma sia la parte alta che quella bassa della scala sociale ne sono portavoce e lo spettatore, unico testimone di tutti gli avvenimenti raccontati, diventa depositario della soluzione di un mistero che sembra non interessare nessuno dei personaggi. Uno sguardo cinico, quindi, ma lucido, incisivo e lungimirante, lontano dai compromessi che spesso, al cinema, trasformano la vita in mera illusione.

Regia: Robert Altman.
Gli interpreti: Michael Gambon, Kristin Scott Thomas, Camilla Rutherford, Maggie Smith, Charles Dance.
Durata: 137 min
Origine: Italia / Gran Bretagna / USA / Germania.
Anno: 2001.