Hardball

Recensito da: Giorgia Zamboni
Un giovane bagarino che riscatta la sua scialba esistenza regalando il sorriso a piccoli giocatori di baseball.
"Hardball", uscito lo scorso marzo, non è un capolavoro, ma regala tuttavia momenti di commozione e simpatia. E' la storia di Conor O'Neill, per scelta e per errore incastrato nel mondo delle scommesse illegali e perseguitato dai bookmaker, che, per ovviare ai grossi debiti di gioco, accetta di allenare una sgangherata squadra di baseball di periferia.
Forse i risvolti paternalistici abbondano, ma alcune scene riescono a dipingersi di sinceri tratti drammatici. Nella scena della morte del più piccolo tra i giocatori in erba e in quella seguente del suo funerale per esempio, in cui a Reeves tocca il compito di scaldare i cuori sfoderando un discorso degno del miglior trascinatore di folle.
Le intenzioni sono buone. La storia dell'allenatore che porta avanti il nobile progetto di recupero dei ragazzi di strada è un passaggio obbligato dell'intrattenimento statunitense, televisivo e cinematografico, ma purtroppo è anche un tema scontato per lo meno nelle conclusioni.
I sensi di colpa americani lavati nel catino hollywoodiano. Con il pregio però di dare nuova forza al concetto di sport come terapia di riscatto sociale e personale, per i ragazzi che si tengono lontani da droga e pistole, per il coach che ritrova se stesso nella dedizione al lavoro.
Il merito che va riconosciuto agli americani è che nonostante tutto, nonostante la retorica e il loro tipico buonismo, sono in grado di sacralizzare il momento sportivo (a pari passo con quello nazional-patriottico) fino a renderlo splendidamente intenso, condivisibile e accettato.
Keanu Reeves, dal canto suo, dimostra la sua bravura di attore, interpretando in maniera per nulla scontata la parte del cinico che alla fine si scioglie di fronte agli sguardi supplichevoli dei suoi allievi. Il cambiamento nell'atteggiamento di Conor viene preparato dalla regia attraverso l'alternarsi delle due facce del protagonista. La fama da bullo nel pub fumoso, teatro del suo fallimento, e la tenacia sul campo da gioco dove si trasforma e diventa un leader, trascinando i suoi piccoli alla vittoria inaspettata. Il tripudio di tenerezza che si scatena in dirittura d'arrivo non è dovuto ad altro se non al colpo di genio del regista, Brian Robbins, di toccare i punti più sensibili dell'animo umano: i bambini e la competizione sportiva. I sempreverdi dalla lacrime facile.

Regia: Brian Robbins
Anno: 2001
Data uscita: 08/03/2002
Nazione: Stati Uniti Germania
Produzione: Tina Nides, Brian Robbins, Michael Tollin
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 106'
Sceneggiatura: John Gatins
Fotografia: Tom Richmond
Musiche: Mark Isham
Montaggio: Ned Bastille