Jules e Jim

Recensito da: Emanuele Di Nicola
Non mi sono mai troppo associato al luogo comune: "non ci sono più i film di una volta". E' chiaro che ogni epoca conosce una sensibile evoluzione, mutamenti di mentalità usi costumi; di conseguenza, non si può pretendere che la macchina da presa rimanga uguale a sé stessa. Ogni epoca ha avuto i suoi falliti e i suoi eroi; ma è sicuro che negli anni Sessanta il Cinema si chiamava Francois Truffaut. All'epoca il regista francese riuscì ad incastrare l'attrice più in voga del momento, Jeanne Moreau, per farla recitare davanti alle sue telecamere. Voleva raccontare una storia d'amore e di amicizia, che contenesse tutte le storie d'amore e d'amicizia di quel mondo. Quindi eccoci a Parigi, intorno al 1910: Jules e Jim sono due amici, quando il sentimento valeva ancora qualcosa. Sono due uomini normali nel senso meno deleterio del termine: trascorrono la loro esistenza, ricercando la felicità sulle rive della Senna. Poi ecco Catherine, la donna che diventa il grande elemento di disturbo: lei sorride come una statua, i due uomini sembrano contenderla, ma uno finisce per sposarla. In seguito alla Prima Guerra Mondiale, la partita sembra definitivamente chiusa. Ma attenzione: di fronte all'immutabilità maschile, Catherine è lo spirito libero, come la danza della libellula nella foschia notturna. Truffaut, alla prima maniera della settima arte, si inventa alcuni delicati virtuosismi, quando la fantasia umana non aveva ancora sposato la computer graphic: la scena della corsa a tre, il tuffo nella Senna, la potenza della sequenza finale (che non posso svelare) sono di un'attualità entusiasmante. E' un film bellissimo, perché deriva direttamente dalla mente variegata del suo autore; come delizioso condimento, ecco una rete di simboli e meditazioni sottintesi, che anche senza essere colti non tolgono nulla alla narrazione. L'acqua ed il fuoco si rincorrono tra loro, plasmano un forte senso di antitesi: in entrambi gli elementi sono contenuti la vita e la morte, ma non voglio dire in che modo. E' un film da vedere e basta, godendone estasiati tutti i molteplici espedienti, come le varie perle di una collana. Se la trama può inizialmente sembrare banale e scontata, scoprirete che non è così: nello svolgersi della pellicola, accompagnata dalla voce fuori campo che la abbraccia con insolite gocce di humor, nella mente dello spettatore si delineano i contorni del capolavoro. Gli interpreti principali, che oltre a Jeanne Moreau sono Oskar Werner ed Henri Serre, esplicitano la loro provenienza teatrale: tre interpretazioni magistrali, che restituiscono il concetto primordiale di attore.
Tra le opere migliori di Truffaut, "Jules e Jim" continua a soffrire di alcuni difetti nel doppiaggio; forse sarebbe stato opportuno correggerli, in questa riedizione italiana dopo un quarantennio dalla sua prima uscita. Ma niente riesce ad intaccare il fascino magico ed inspiegabile di questo film, che continuerà a stupire ancora per molto. Il menage-a-trois più famoso nella storia del cinema è come un diamante: nonostante la polvere e gli anni, continua intensamente a risplendere. Il suo culmine è nella frase che arriva tra capo e collo allo spettatore, sintetizza e racchiude l'opera: "La Felicità è difficile da raccontare; non conosce parole, e svanisce quando neanche te ne accorgi."
Voto: 9

Regia: François Truffaut.
Gli interpreti: Jeanne Moreau, Oskar Werner, Henri Serre, Vanna Urbino, Boris Bassiak, Anny Nelsen, Sabine Haudepin, Marie Dubois, Christiane Wagner, Michel Subor.
Durata: 100 min
Origine: Francia.
Anno: 1961.