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Mulholland DriveRecensito da: Luca Baroncini
David Lynch e' uno dei pochi registi contemporanei capace di parlare
direttamente all'inconscio. I suoi film fuggono con determinazione la
razionalita' e conducono in un universo onirico dove l'immagine
diventa illusione e la concretezza sfuma nella percezione.Solo cosi' si puo' spiegare il fascino magnetico esercitato da "Mulholland Drive". La prima parte (circa tre quarti del film) si snoda attraverso atmosfere noir con una sceneggiatura tutto sommato tradizionale: due donne, il mondo dorato di Hollywood, un mistero da svelare. La seconda parte, invece, proprio quando si spera in una soluzione in grado di far combaciare tutti i tasselli, porta ad un altrove che sconcerta. Netta linea di demarcazione tra realta' e sogno, la sequenza in cui le due protagoniste si recano, nel pieno della notte, in un teatro nel cuore di Hollywood. E' proprio in questo punto che il regista suggerisce allo spettatore di abbandonare la razionalita' e di lasciarsi andare all'intuito. Se si sta al gioco e' possibile entrare in un mondo dove i ruoli sono etichette attaccate dal caso, dove l'apparenza non corrisponde mai alla verita', dove la finzione diventa un modo per interpretare (ma non rappresentare) i conflitti. Se invece non si cede al gioco sottile costruito da Lynch e si resta al livello primario della narrazione, si rimane affascinati dall'abilita' della messa in scena, ma delusi dall'assoluta incoerenza del racconto. Davvero impossibile, infatti, far tornare i conti e molteplici e contradditorie le ipotesi che la visione suggerisce. Ma David Lynch sembra proprio voler spingere lo spettatore a uscire da una logica predefinita dove azione e reazione, pur se imprevedibili, finiscono con il sottostare a regole precise. Del resto, proviamo a pensare ad una chiusa soddisfacente, secondo i canoni tradizionali del racconto cinematografico, con risposte a tutte le domande disseminate nel corso della narrazione. Si uscirebbe dalla sala soddisfatti o delusi, ma la parola FINE chiuderebbe comunque la parentesi aperta ad inizio proiezione. Con la scelta precisa di rimescolare tutte le carte e di rendere impossibile l'identificazione di una verita' univoca, invece, il film si imprime per sempre nella memoria dello spettatore, con immagini e suoni che potranno essere ricordati con la stessa intensita' di un sogno da cui ci si e' svegliati nel cuore della notte. Non un semplice film, quindi, ma un'esperienza visiva e sensoriale, in grado di parlare a quella parte indefinita della natura umana in cui le pulsioni indossano i vestiti del sonno. Puo' non piacere, necessita di una certa predisposizione per essere gustato, alcune forzature possono sembrare esagerate, ma non lascia certo indifferenti. Molto brave le due protagoniste, in particolare la camaleontica Naomi Watts, e fondamentale il commento sonoro di Angelo Badalamenti. Regia: David Lynch. Gli interpreti: Naomi Watts, Laura Elena Harring, Justin Theroux, Ann Miller, Dan Hedaya, Mark Pellegrino, Robert Forster.. Durata: 146 min Origine: USA. Anno: 2001. |