L'ora di religione

Recensito da: Luca Baroncini
Il brutto titolo fa pensare ad una tavola rotonda televisiva e svilisce il soggetto del film, invece molto originale. Il pittore Ernesto Picciafuoco, ateo convinto, si trova a dover affrontare l'istanza di canonizzazione della madre, perseguita con avidita' dai familiari, speranzosi di poter sfruttare economicamente la presenza di una santa in famiglia. Il contatto con la burocrazia ecclesiastica offrira' al protagonista l'occasione di confrontarsi con un passato che ha voluto dimenticare. La cosa piu' strana della sceneggiatura, dello stesso Bellocchio, e' che non pone le basi per uno scontro, o comunque un confronto, a cui potersi appassionare o semplicemente partecipare. Il personaggio di Ernesto, infatti, interpretato da un bravissimo Sergio Castellitto, sembra avere gia' risolto da tempo i suoi conflitti nei confronti della madre, dei familiari e del rapporto con la propria fede, attraverso una scelta di non appartenenza a quel mondo. Tutto cio' che gli ruota intorno, quindi, appare piu' viziato dal punto di vista del regista, che conseguenza degli eventi narrati. Anche visivamente, al di la' della concretezza del protagonista, l'universo rappresentato prende le pieghe del sogno virato all'incubo, con situazioni assurde condite dalla recitazione stranita degli attori (anche se Jacqueline Lustig, che interpreta la moglie, sembra proprio involontariamente stonata).
Alcuni personaggi che il protagonista incontra nella Via Crucis del film, riescono a comunicare la vacuita' di un mondo dove la forma ha preso il sopravvento, la ricerca di una propria identita' che superi i confini delle etichette, le insidie dell'intimita' famigliare, il tentativo di raggiungere una laica purezza di pensiero. Basta pensare alla bravissima Piera Degli Esposti, che impreziosice con il suo carisma il vivace personaggio di zia Maria. Ma anche le altre zie, il conte Bulla, il miracolato, il fratello blasfemo. Altri, invece, non riescono a superare il confronto tra scrittura ed immagine e restano prigionieri delle intenzioni, come la pseudo insegnante di religione (forse l'episodio meno riuscito del film), la moglie inespressiva, il bambino chicchirichi', l'irritante editore, gli altri fratelli.
L'insieme risulta quindi disomogeneo. Coraggioso per il modo assolutamente personale ed originale con cui Bellocchio mette in scena la propria religiosita' laica, ma un po' incompiuto nella narrazione e senza un percorso intimo del protagonista davvero comunicativo.
Probabilmente non e' un caso la composizione dell'immagine con cui si conclude il film e che ricorre piu' volte nel corso della pellicola, in cui la famiglia e le figure ecclesiastiche sono schierate, immobili, in fondo ad una sala. Ricorda molto i quattro terribili carnefici di "Salo' o le 120 giornate di Sodoma", come a rimarcare l'invariabilita' delle oscure pulsioni collegate all'esercizio del potere (tra l'altro Bellocchio era il doppiatore di uno dei quattro lucidi assassini del film di Pasolini).

Regia: Marco Bellocchio.
Gli interpreti: Sergio Castellitto, Piera Degli Esposti, Jacqueline Lustig, Chiara Conti, Alberto Mondini.
Durata: 102 min
Origine: Italia.
Anno: 2001.