Panic Room

Recensito da: Emanuele Di Nicola
Jodie Foster, nei panni di una donna divorziata dal marito, si trasferisce in nuovo appartamento, in compagnia della figlia diabetica. Inizialmente, la "panic room", una stanza murata a scopo di difesa, sembra rassicurante ed inespugnabile: ma quando una banda di ladri penetra nell'appartamento, madre e figlia precipitano in un autentico incubo.
Claustrofobico e fincheriano nel senso più artistico del termine: la macchina da presa vola come una libellula, attraverso inquadrature e carrellate "impossibili". Sembra l'universo di Escher trasportato sullo schermo: in questo senso il regista migliora che è un piacere, si conferma il miglior montatore dalle parti di Hollywood. Più azzardato, virtuoso e studiato anche del precedente "Fight Club": un film dove fotografia e montaggio finiscono per surclassare la sceneggiatura. Il cinefilo raggiunge l'orgasmo sulla sedia, perché è un autentico godimento filmico.
Sulla storia mantengo il beneficio del dubbio: c'è molto "Delitto perfetto" di Hitchcoock nell'estetica di un'unica stanza, ma anche del recente "The Cube" (due gruppi di persone, entrambe in spazi chiusi). Il fenomeno del bunker va parecchio di moda ultimamente, come dimostra anche "The Hole" di Nick Hamm; Fincher si conferma tuttavia un gradino sopra a tutti gli altri. Buone alcune trovate (il gas nella panic room), ottime altre (lo scambio di persona tra marito e bandito...), da cliché purtroppo il finale. Speravo nell'autentica coltellata in stile "Seven", mi ritrovo invece una conclusione abbastanza prevedibile e telefonata. Si vocifera che Fincher abbia costruito il suo finale "cattivo", ma poi la produzione -al contrario di altri casi- gli abbia imposto un cambiamento.
Fra i personaggi, ottima Jodie Foster nella veste della leonessa ferita, pronta a tutto pur di difendere la figlia; di ragazzine pallide e malsane invece ne abbiamo oramai a bizzeffe (la prima fu addirittura Linda Blair, nel postulato di Friedkin): è un cinema che attinge, ma stupisce e diverte comunque. I tre malviventi sono volutamente stereotipati, ma la trovata della maschera dimostra tutta l'abilità psicologica della regia: se il bandito non avesse avuto il passamontagna non sarebbe stato nessuno, semplicemente uno come gli altri. Invece la sua mania (oppure, l'assenza di questa mania negli altri) di indossare perennemente il copricapo nero gli regala una profondità, desta interesse e scuote. E' una suggestione quasi schintzleriana: la maschera come forma di conoscenza.
Imperdibile l'involucro del thriller, tradizionali i contenuti. Non è il miglior Fincher, ma comunque sempre notevole.
Voto: 7,5

Regia: David Fincher.
Gli interpreti: Jodie Foster, Kristen Stewart, Forest Whitaker, Dwight Yoakam, Jared Leto, Patrick Bauchau, Ann Magnuson, Ian Buchanan Origine: USA
Durata: 112'
Anno: 2000.