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Parla con leiRecensito da: Luca Baroncini
Un sipario chiudeva "Tutto su mia madre" e un sipario apre "Parla con
lei", quasi a simboleggiare una ipotetica continuita' tra la
solidarieta' femminile del film che gli ha dato il massimo della
popolarita' e quella maschile del nuovo lungometraggio. Abbandonati i
ruspanti eccessi degli esordi, Pedro Almodovar sembra essere arrivato
ad una piena maturita' stilistica che predilige i toni pacati e le
sfumature. In "Parla con lei" costruisce un vero e proprio melodramma,
svecchiando i ruoli e attribuendo alle figure maschili le passioni e
le lacrime che siamo stati abituati a riscontrare in eroine d'altri
tempi. Si parla di solitudini, di amicizia, di illusioni, ma su tutto
sembra soffiare il vento dell'amore, che guida le scelte dei
protagonisti e le rende positive nonostante tutto. Il racconto procede
scorrevole grazie ad una sceneggiatura che invece di spiegare gli
eventi, li esprime nelle loro conseguenze sulla vita dei personaggi.L'espediente narrativo funziona, perche' accresce l'interesse nei confronti del destino dei protagonisti e lascia ampio spazio alla comprensione delle loro psicologie. Dietro l'apparente originalita', si percepisce pero' un certo calcolo nel calibrato mosaico tessuto dal regista intorno alle sue creature. Sembra di trovarsi di fronte ad un tipico film a "tesi", dove i tanti fili lanciati, si intrecciano in un certo modo piu' per volonta' del regista che dei singoli protagonisti. In questo senso i personaggi non sembrano essere completamente liberi di muoversi al di la' di ogni schema, ma subiscono piu' di una forzatura diventando una sorta di strumento esplicativo della forza onnipotente dell'amore: una forza che racchiude sia il bene che il male, senza alcun intento manicheo. Pare quasi che l'originalita' della vita, di cui Almodovar e' sempre stato (pur con alti e bassi) sensibile interprete, sia filtrata da una razionalita' che finisce con l'avere un peso ingombrante. Alcuni momenti, come l'intervento musicale del bravissimo Caetano Veloso, sono piu' appiccicati che funzionali alla narrazione. Diverso il discorso, ad esempio, per i balletti di Pina Bausch, che diventano parte integrante del racconto. La volgarita' ricercata di alcuni dialoghi tra le figure di contorno sembra piu' essere una firma dell'autore che una liberta' creativa. Cosi' come le tante coincidenze che si susseguono con calcolata leggerezza. La visione lascia quindi un po' scissi: da una parte il fascino di personaggi originali, di una bella storia e di attori molto bravi, dall'altra un disequilibrio tra la levita' delle intenzioni e la meccanicita' con cui si arriva alle lacrime. Regia: Pedro Almodovar. Gli interpreti: Javier Cámara, Darío Grandinetti, Leonor Watling, Rosario Flores, Geraldine Chaplin, Pina Bausch, Caetano Veloso, Fele Martínez. Durata: 112min Origine: Spagna. Anno: 2002. |