Prigione di vetro

Recensito da: Luca Baroncini
Una ragazza e' braccata da un serial killer mascherato che cerca di farla a pezzi. Questo l'inizio di "Prigione di vetro" che comincia imitando il filone horror-giovanilistico, che ha trovato in "Scream" la sua rinascita, per poi distaccarsene completamente. Dopo un colpo di scena davvero forte, il film si incunea nel genere thriller per non uscirne piu'. Nessuna virata nel paranormale (nonostante il regista Daniel Sackheim, alla sua opera prima, se ne intenda, avendo diretto alcuni episodi di X-Files), nessuna trovata ad effetto, ma un onesto film di genere dove le cose non sono, ovviamente, come dovrebbero essere, ma finiscono con l'essere esattamente come sembrano. E il risultato e' curioso perche', se da un lato l'impianto narrativo risulta alquanto prevedibile, riesce ugualmente a coinvolgere e a creare una certa tensione. Merito di una sceneggiatura che funziona, di una regia che non si perde in fronzoli, di un'interprete, Leelee Sobieski, enigmatica come la Gioconda ma credibile. Qualche scivolone nella grossolanita' non manca, soprattutto nella parte finale, con i soliti "topoi" che sembrano comunque non poter mancare: le mille vite dell'assassino, l'esaltazione della vendetta personale come unico modo per regolare i conti, la faccia da matto del cattivo di turno.
Fondamentale nella creazione dell'atmosfera il design della casa di vetro a picco sulla costa di Malibu, tanto estrema nelle scelte architettoniche, quanto soffocante nella sua gelida perfezione.
Un prodotto di genere, quindi, che non mira a stupire, ad approfondire tematiche sociali, ad introdurre innovazioni tecniche, ad essere ricordato, ma semplicemente ad intrattenere. E ci riesce!

Regia: Daniel Sackheim.
Gli interpreti: Diane Lane, Leelee Sobieski, Bruce Dern, Stellan Skarsgard, Trevor Morgan.
Durata: 101 min
Origine: USA
Anno: 2001.