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Il Signore degli Anelli: Le due torriRecensito da: Trinity
Si sa che le grandi aspettative vengono spesso deluse. C'era molto fermento intorno a questo "Le Due Torri", secondo episodio della saga dell'Anello: troppa attesa forse, troppo entusiasmo che ha fomentato il focolaio di milioni di appassionati di fantasy, ansiosi di vedere (finalmente) sul grande schermo un film del genere realizzato con professionalità e attenzione ai particolari.Dopo il primo episodio poi, questa febbre Tolkieniana è salita a dismisura vista la buona qualità della pellicola e la bellezza degli effetti speciali. Ma, ahimè, questo secondo episodio ha riportato un po' tutti alla realtà. Ci sono aspetti positivi e negativi che meritano di essere valutati anche se, a parere della sottoscritta, i negativi superano i positivi purtroppo. Sicuramente il punto di vista tecnico è quello che presenta meno problemi. E' vero, in questo secondo episodio "i difetti" del digitale sono più visibili. In più punti si possono vedere sbavature e "incollature" varie, ma è anche vero che le battaglie sono maggiori e più spettacolari, i personaggi non umani sono molto più presenti che non nella prima pellicola e la maggior parte delle scene avviene alla luce del sole, problema da non sottovalutare. Insomma, se andiamo a vedere da vicino la rappresentazione di Gollum, Barbalbero, la battaglia del Fosso di Helm e l'allagamento di Isengard direi che si sono fatti passi da gigante rispetto ai vari Conan e Dragonheart di un tempo. Non dimentichiamo poi, che la fantasy è un genere ben più difficile da mettere in scena che non la Fantascienza, dove lo spazio infinito e le astronavi sono più facilmente realizzabili. Le ambientazioni poi (il Fosso di Helm stesso, la foresta di Barbalbero, Rohan ecc.) sono eccellenti: sembra di vedere ciò che Tolkien descrive e il lavoro di tutta la produzione è encomiabile. Le note dolenti arrivano sul soggetto e sulla sceneggiatura. Diversi sono i motivi per cui essere contrariati con Jackson & C. a partire dai dialoghi a dir poco stucchevoli e del tutto ingiustificati (nonché banali) in alcuni punti. Ma questo sarebbe il meno e si potrebbe sorvolare, se non fosse per altri grossi cambiamenti apportati alla trama e le interpretazioni del tutto personali del regista e della produzione. Nel primo episodio i puristi di Tolkien potevano obiettare che non tutto era stato rappresentato: la sequenza di Tom Bombadil era stata tagliata, così come quella dell'incidente ai Tumulilande. Questa era pressoché l'unica maldicenza che se ne potesse dire, giustificabile del resto con il fatto che un film non può durare nove ore, come sarebbe stato nel caso si fosse deciso di includere tutto. Ma per il resto la trama originale non subiva variazioni o mutilazioni. Qui il discorso è assai diverso. Sono stati incluse delle "variazioni sul tema" assai discutibili e invito tutti coloro che non hanno mai letto il libro e intendono farlo, a saltare questa parte. Esempio numero uno: alla battaglia del Fosso di Helm prendono parte anche gli elfi di Elrond, arrivati direttamente da Granburrone. La cosa nel libro non è affatto presente e non si capisce perché includerla ora, se non per motivi spettacolari e scenografici. Una bella battaglia piena di arcieri pronti a tirare dalle mura piace a tutti (anche a me, lo ammetto). Quello che non mi piace sono le storpiature. Si è deciso di includere la presenza degli elfi per sottolineare l'alleanza implicita che c'è tra due razze, le quali sono assai differenti ma unite nella lotta al loro comune nemico: il Male. Questo rende la scena ancora più drammatica, perché gli elfi non sarebbero mai entrati nelle faccende umane se non in caso di estremo bisogno. Ma mi domando cosa accadrà quando sarà Minas Tirith ad essere attaccata. Perché è lì che Tolkien fa entrare in scena gli elfi, perché in realtà è quella la situazione veramente disperata: perché quella del Fosso di Helm è sicuramente una battaglia importante ma non fondamentale quanto lo sarà quella finale ovviamente: perché la disperazione vera, quella che porterà a giocare il tutto per tutto ancora ha da venire. Esempio numero due: sempre nella battaglia del Fosso di Helm, una violenta esplosione apre una breccia nelle mura e permette a orde orchesche di entrare. Ma c'era davvero bisogno di questo "esplosivo al plastico magico" per fare invadere il Fosso? Ne dubito, visto che sono un manipolo di guerrieri contro un esercito di diecimila unità. Tolkien (molto più razionale e realistico, anche se meno spettacolare) non ha bisogno di questi espedienti alla Harry Potter per fare entrare l'esercito di Saruman, in quanto sono sufficienti gli arieti e la brutale forza degli Uruk-Hai per abbattere le porte (e poi non tutte). Del resto, non ci sono elfi infallibili a subissarli di frecce dalle passerelle. Eccoci davanti ad un'altra libera interpretazione del tutto gratuita da parte del regista per rendere ancora più drammatica la scena. Esempio numero tre: in seguito all'entrata degli orchi e all'abbattimento delle ultime difese, i cavalieri di Rohan trovano i loro cavalli nella fortezza (quando ce li avevano messi non è dato sapere) e in sella ai loro destrieri caricano l'esercito nemico distruggendolo e vincendo la battaglia. Piccolo particolare: i cavalieri saranno una decina, l'esercito svariate migliaia di soldati. Nel libro, l'esercito di Saruman si ritrova schiacciato tra le mura del Fosso (e i suoi detentori) e i rinforzi che arrivano da fuori, ossia da Gandalf il quale porta altri alleati dei Rohirrim in soccorso. E quando lui e i suoi uomini entrano in scena l'esercito di Saruman è comunque già molto ridotto di numero, in modo che il divario sia umano e non superomistico. Questa mania tutta americana di volere a tutti costi avere vittorie schiaccianti e ribaltamenti di fortuna così evidenti, fa male a quel realismo necessario alla fantasy per essere credibile. Altrimenti meglio tornare a Willow o Labirinth! Il ribaltamento di fortuna mi riporta a un altro ribaltamento: quello delle fazioni. E' bello vedere che un personaggio cambia opinione (e schieramento) in seguito a un evento che lo ha portato a capire quale sia la strada da percorrere. Ma questo espediente, ripetuto "n" volte, alla fine è stucchevole. Lo fa Theoden, re di Rohan che si mette al fianco di Aragorn e compagni, una volta liberato dalle grinfie di Grima Vermilungo. Lo fa Elrond di Granburrone, sotto consiglio di Galadriel: lui che vorrebbe farsi gli affari suoi, preso dai rimorsi di coscienza, va con i suoi elfi arcieri al Fosso di Helm per dare una mano (che il Maestro ci perdoni tutti!). Lo fa Barbalbero, anche lui profondamente menefreghista, quando si rende conto che Saruman ha distrutto le foreste per i suoi sporchi affari. Lo fa Faramir che vorrebbe uccidere Frodo e Sam, ma poi si rende conto che i due sono "veramente importanti" per le sorti dell'umanità (che il Maestro continui a perdonarci tutti!). Una trama che pullula di voltagabbana, pronti a cambiare fazione per un non nulla: altro che Guelfi e Ghibellini, Montecchi e Capuleti! Faramir mi riporta all'ennesimo (e direi ultimo per pietà del lettore) esempio: Tolkien dice chiaramente che Faramir cattura Frodo e Sam e non è certo benevolo nelle loro intenzioni. Ad un certo punto a Sam scappa detto il nome di Boromir e il principe di Gondor vuole sapere tutto sulla morte del fratello. Capisce che i due non sono spie di Sauron e diventa loro alleato da subito. Frodo aiuta Faramir a catturare Gollum e poi i tre abbandonano la sua compagnia, diretti verso Mordor. Faramir andrà a Minas Tirith, capitale del regno di Gondor, per prepararsi alla guerra. Dunque, egli non porta i due hobbit e Gollum a Osgiliath, ma li lascia proseguire. Del resto, che ce li porterebbe a fare? E poi perché Osgiliath è così importante? Questo lo sa solo chi ha letto il terzo capitolo, mentre nel film si sono anticipati eventi senza motivo se non per fare dire a Faramir: ti credo Frodo, tu sei il portatore dell'anello. Per Tolkien, Faramir non è San Tommaso fino a questo punto, anzi è un animo più nobile e buono di quello del fratello Boromir, del quale riconosce i limiti. Non solo qui abbiamo uno stravolgimento della situazione, ma anche del carattere del personaggio. La stessa cosa Jackson la fa con Barbalbero e gli Ent, i quali sono molto più consapevoli della loro situazione e Saruman è già loro nemico, senza bisogno che Merry e Pipino glielo vadano a far presente. La caratterizzazione dei personaggi è un altro nodo cruciale: ho sentito spesso critiche sul fatto che i protagonisti siano delle macchiette, degli stereotipi senza una personalità vera. Questa osservazione può essere fatta per tantissimi altri film di tutti i generi e si rileva quando la sceneggiatura è tutt'altro che buona. In questo caso però non si può addossare tutta la colpa sullo sceneggiatore. I personaggi di Tolkien sono degli archetipi di per se stessi, delle figure tutte d'un pezzo che rappresentano ognuna una diversa parte dell'animo umano: la debolezza in Boromir, la generosità in Legolas, la bontà burbera ma sincera in Gimli, il coraggio dell'uomo comune negli hobbit, la nobiltà e la grandiosità in Aragorn. Non ci si può certo aspettare introspezione psicologica da Tolkien e chiunque adatti un suo testo deve esserne consapevole, evitando così insulsi dialoghi come quelli che appaiono, ogni tanto nel film. Lo sbaglio dello sceneggiatore dunque, è stato quello di essersi lasciato trascinare da una retorica del tutto inadatta a personaggi già di per sé retorici. Un po' meno dialoghi aulici non sarebbero guastati. Per concludere direi che Tolkien ha di ché rigirarsi nella tomba e noi di ché riflettere sulla necessità di sconvolgere un soggetto di per sé ottimamente costruito, con una trama perfettamente coerente al solo fine di infilare qualche duello ed effetto speciale in più. Lo stesso risultato si sarebbe potuto ottenere seguendo la trama originale del libro, così come si è fatto nel primo episodio, senza bisogno di anticipare eventi, inventarsi comportamenti e motivazioni inesistenti, eventi scatenanti del tutto assenti nel testo di Tolkien. Insomma, si poteva essere forse un po' meno spettacolari, ma sicuramente più onesti. Voto: 5 e 1/2 Recensito da: Luca Baroncini E' passato un anno, con tutto il concentrato di vita racchiuso nella convenzione dei giorni che si succedono ineluttabilmente, ma nella Terra di Mezzo il tempo si e' fermato ed e' finalmente giunto il momento di ricominciare l'avventura. "Le Due Torri" inizia esattamente dov'era finito il primo riuscito episodio: nessun riassunto della puntata precedente, secondo il volere di Peter Jackson che temeva un approccio televisivo, ma subito all'interno dell'azione per continuare il viaggio. Indubbio il talento visivo di Jackson e la quasi sovrumana capacita' di tenere sotto controllo una storia cosi' complessa e articolata, ma la obbligata frammentazione di questo secondo episodio limita per forze di cose il coinvolgimento. Pur riuscendo sempre a trovare appigli a cui aggrapparsi, per non perdersi nella moltitudine di personaggi e situazioni, si fatica un po', a meno di non essere approfonditi conoscitori della saga di Tolkien, a distinguere, non tanto le molteplici creature, quanto le diverse motivazioni di ogni personaggio. La prima parte scorre compatta e avvince, poi i continui rimandi da una sezione all'altra del racconto appesantiscono un po' la visione fino alla spettacolare battaglia finale. Tra i nuovi personaggi colpisce l'espressivita' del quasi completamente di sintesi Gollum, lacerato da una scissione psicologica non certo originale ma di indubbia efficacia. Il vagare di Pipino e Merry, trasportati da Barbalbero nella foresta di Fangorn, e' invece la parte meno riuscita del film e, pur essendo funzionale alla narrazione, evoca una suggestione che non riesce a creare. Anche Gandalf, nel passaggio dal Grigio al Bianco, perde in carisma e diviene un supereroe tra i tanti. In generale si puo' dire che la maggior parte dei personaggi perde quelle sfumature preziose che avevano contribuito a mantenere alta la tensione nel film capostipite. Ne "Le due torri", infatti, anche quando l'eroe e' solo contro mille nemici, o cade da una roccia a precipizio sul vuoto, siamo sicuri che in qualche modo ce la fara' e la possibilita' di anticipare la vittoria riduce la tensione emotiva. Nonostante una maggiore cupezza di insieme, una a volte inopportuna ironia (le solite battutine virili) stempera troppo le tinte. Lo stesso Frodo ha cedimenti nei confronti del potere dell'anello di prevedibile esito. In ogni caso, un grande spettacolo. C'e' chi ha visto nella determinazione alla guerra, alla base del film, una sorta di metafora dell'attuale situazione tra U.S.A. e Irak e in effetti ... ma per una volta evitiamo metafore, collegamenti e analisi delle intenzioni e lasciamoci trasportare, per quel che ci e' possibile, nell'epica avventura. Regia: Peter Jackson. Gli interpreti: Elijah Wood, Ian Mc Kellen, Viggo Mortesen, Christopher Lee, Sean Astin, Liv Tyler, Ian Holm, Cate Blanchett, Sean Bean. Anno: 2002. Durata: 179 min. Paese: Nuova Zelanda / USA. |