Black Hawk Down
Recensito da: Emanuele Di Nicola
In "Black Hawk Down" a precipitare è proprio il regista.
Dopo l'immondo "Il Gladiatore" e l'apprezzabile "Hannibal", qui si
sprofonda ancora nel cattivo cinema. Scott ci aveva già omaggiato di uno
dei più brutti film di guerra nella storia della celluloide, quel "Soldato
Jane" che confermava la disarmante incapacità recitativa di Demi Moore. In
ogni caso, qui abbiamo la cosiddetta "battaglia di Mogadiscio": 1993, i
soldati americani approdano nella città per una missione apparentemente
semplice. Nel mirino c'è Aidid, sobillatore della guerra civile: ma tutto
va storto, la banale missione diventa una battaglia sanguinaria, destinata
a durare tutto un giorno, salvo poi concludersi all'alba. Il primo dubbio
deriva dal fatto che i fondi sono stati forniti dal Dipartimento della
Difesa americano: Scott è stato quindi letteralmente corrotto, pur di non
mostrare i clamorosi errori strategici dell'esercito Usa, tratteggiato
ovviamente come un manipolo di patrioti. I nemici vengono denominati "gli
smilzi", sono imbecilli e sanguinari, vacui come gli zombi di Romero. Nei
volti americani (quelli ovattati di Hartnett e McGregor, ma anche Tom
Sizemore) coincidono un labirinto di profondi ideali. Eroicamente, dopo una
stoica resistenza fra le stradine di Mogadiscio (dove c'è un agguato in
ogni angolo), i nostri eroi ne escono indenni. Bilancio: 1000 vittime
somale, 19 soldati americani uccisi.
Tutto questo nell'intento di Scott. Poi arriviamo alla realtà, vale a dire
ciò che recepisce lo spettatore. Innanzitutto un inizio lento e banale,
un'introduzione dalla sceneggiatura imbarazzante, che fa chiudere gli
occhi. Poi iniziano le sequenze di guerra, un continuo sibilo di pallottole
e schizzi di sangue. Nel segno di un discutibile realismo, i corpi
giacciono a terra mozzati, le mani sono privi di dita, le ferite vengono
inquadrate in primo piano ed i proiettili estratti a mani nude.
In tutto questo, l'espediente del torso umano viene copiato spudoratamente
da "Salvate il soldato Ryan" di Spielberg, e la fantasia del regista
propone addirittura la stessa scena due volte. I Black Hawk, infatti,
precipitano a terra praticamente allo stesso modo, con la stessa velocità,
sono le stesse immagini. E' la morte scenica di qualsiasi abbozzo creativo.
Alcune sequenze sono semplicemente fastidiose: quando il soldato trova
riunita la famigliola di colore, sputando conati di retorica da ogni parte.
Oppure il 18enne in punto di morte, che esprime la classica richiesta:
"dite a mamma che sono morto da eroe" (più o meno). Patetico.
A onor del vero, almeno due scene restano nella memoria: quella della folla
somala recalcitante, che uccide il soldato americano, oppure i patrioti che
nel finale sorridono nel polverone, attorniati dai bambini neri. Ormai al
sicuro.
Inutile sottolineare la maestria tecnica di questo film: ci sono
inquadrature di tutti i gusti, fra rallentamenti e carrellate. Buono il
dosaggio degli effetti speciali: ma non basta per salvare Scott
dall'ennesimo naufragio, non può bastare.
Di questo film ho sentito dire che i personaggi sono tratteggiati tramite
una semplice trama idealogica (in realtà è banale) perché così richiede un
film di guerra. Eh no: cito a memoria "Full Metal Jacket", oppure
quell'"Apocalypse Now" che non smette di regalare erezioni ai suoi
spettatori. Se vogliamo qualche esempio più recente, ci sono "Salvate il
soldato Ryan" e "La sottile linea rossa". Sono tutti film di guerra: la
trama idealogica non è affatto semplice. Ma sono dei film splendidi: questo
parto di Ridley Scott è soltanto scontato, retorico, di maniera. Mercanzia
da Hollywood; l'ultima resa di un regista eternamente sopravvalutato.
Voto: 3
Regia: Ridley Scott.
Gli interpreti: Josh Hartnett, Eric Bana, Tom Sizemore, Ewan McGregor, Sam Shepard, William Fichtner, Jason Isaacs, Ewen Bremner, Tom Hardy, Charlie Hofheimer.
Durata: 144 min.
Anno: 2001.
Paese: USA.
|