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La casa dei mattiRecensito da: Luca Baroncini
Cosa c'e' di piu' assurdo della guerra?Il cinema prova a sottolinearlo con regolarita', tutti si commuovono, ricordano, promettono e si resta in attesa di un nuovo film che rievochi un passato sempre piu' recente da commiserare. Proprio l'anno scorso "No man's land" ha gridato con forza un messaggio pacifista ed ora lo urla anche Andrej Konchalovskij, che dirige un film bizzarro che procede per accumulo, di immagini, sensazioni, voci. Visivamente "La casa dei matti" e' bellissimo, con una fotografia che amplifica la cupezza delle location ed una direzione degli interpreti davvero strepitosa. Si tratta infatti di attori professionisti affiancati a veri portatori di handicap che non vengono sfruttati, come qualcuno ha sostenuto, ma hanno modo di esprimere la loro vitalita'. Sono quindi limitati al minimo i classici "tic" che fanno tanto demenza "made in Hollywood". Come in tutti i casi in cui la pazzia viene accostata alla normalita', si corre il rischio di mostrare piu' saggezza proprio dove sono l'irrazionalita' e la malattia ad avere il sopravvento. Rischio che il regista fugge per tre quarti della pellicola, cadendo nella evitabile trappola della "didascalia" nella parte finale. Ed e' un peccato, perche' non c'era bisogno di nessuna spiegazione o dialogo chiarificatore per esplicitare cio' che i personaggi avevano gia' dimostrato con pienezza vivendolo, e conseguentemente trasmettendolo, sulla propria pelle. Invece Konchalovskij azzarda metafore, mette in bocca ai matti parole o significati poco credibili e svilisce l'intensita' di un film complesso, visionario e per il resto riuscito. Il personaggio di Jeanne e' uno dei piu' dolci e commoventi visti ultimamente al cinema e Julija Vysotskij e' davvero bravissima nel tirare fuori e rendere vitale la sua parte bambina. Anche Bryan Adams aderisce al progetto con simpatia, interpretando i sogni della protagonista che immagina ogni sera l'arrivo di un treno con il cantante e tutti i pazienti del manicomio abbracciati per ballare in totale armonia. Il contrasto tra questi grotteschi siparietti e il grigiore della realta' in cui si avvicendano malattia, ceceni e russi e' molto piu' eloquente di tanta verbosita' che finisce con il temperare l'impatto emotivo del film. Regia: Andrej Konchalovsky. Gli interpreti: Julia Vysotsky, Eugenj Mironov, Sultan Islamov. Anno: 2002. Durata: 104 min. Paese: Russia / Francia. |