Il grande dittatore
Recensito da: Emanuele Di Nicola
Arriva in Italia la versione director's cut di una pietra angolare nella
storia del cinema. Girato nel 1940, uscito in parallelo con "Via col
vento", negli Stati Uniti venne subito incensato dal pubblico, dividendo
invece la critica. Mentre i destini del mondo erano in bilico, Chaplin
sfoderava infatti il coraggio di trasformare quella tensione in un sorriso;
soltanto dopo la caduta del regime nazista il film fu presentato in
Germania, ricevendo un'accoglienza appena tiepida. Evidentemente gli orrori
della storia recente aleggiavano ancora sulla vita e sull'arte, incapaci di
tollerare l'estrema genialità di quest'opera. Oggi la pellicola viene
restaurata dalla Cineteca di Bologna, per approdare per la prima volta
nelle nostre sale: rispetto all'originale, viene inserita la gustosa scena
del ballo fra Chaplin e la signora Napoloni, figura caricaturale nel fisico
e nell'animo, che secondo gli annali dell'epoca avrebbe scatenato i pruriti
di donna Rachele. Come in un'allegoria orwelliana, qui i personaggi non
sono nient'altro che espliciti simboli: Hynkel, dittatore di Tomania,
coltiva il culto della guerra nella sua testa follemente ambiziosa e
narcisista. La somiglianza con un barbiere ebreo, privo di memoria a
seguito di un incidente aereo (quello, irresistibile, che apre la
pellicola), lo condurrà fino allo scambio di persona finale. Il piano della
narrazione si articola su due livelli: da una parte la parodia del
dittatore, che nel suo culmine arriva ad accarezzare dolcemente un
mappamondo gonfiabile, facendosi zuccheroso ed effeminato. Dall'altra la
vita nel ghetto, fra pestaggi e persecuzioni stemperati dalla forza
destruens dell'ironia. Tutto il resto è poesia: l'insuperabile mimica
facciale di Chaplin, l'interpretazione intensa di Paulette Godard, l'inno
alla pace ed alla fratellanza che illumina il finale. Chiunque ami il
cinema, è chiamato ad amare gli ultimi minuti de "Il grande dittatore": qui
non c'è retorica, né commedia né dramma. E' semplicemente uno sguardo verso
il cielo, metafora di libertà, inestricabile abbraccio fra consolazione e
speranza; con i suoi inconfondibili toni, Chaplin trova il coraggio di
sviscerare la desolazione della guerra, quando il mondo ne aveva più
bisogno. Qui si esplicita l'abissale differenza tra fare la morale ed
essere morali: l'arte sorride nel pianto, ravvivando finalmente quella luce
sopita in fondo agli occhi di tutti gli uomini oppressi.
Voto: 10
Regia: Charles Chaplin.
Gli interpreti: Charles Chaplin, Jack Oakie, Reginald Gardiner, Henry Daniell, Billy Gilbert.
Durata: 125 min.
Anno: 1940.
Paese: USA.
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