Era mio padre

Recensito da: Luca Baroncini
Regista teatrale di successo (la stampa ha dato ampio risalto alle nudita' di Nicole Kidman in "The blue room"), Sam Mendes e' passato al cinema ottenendo una vera e propria consacrazione: pioggia di Oscar e folle oceaniche di spettatori per il sopravvalutato "American Beauty". Alla non facile prova dell'opera seconda, le aspettative non restano deluse, nonostante qualche riserva.
"Road to perdition" si prenota gia' come sicuro candidato alla prossima edizione degli Oscar. Eh si', perche' e' il classico filmone hollywoodiano costruito con competenza e innegabile talento. La storia unisce il racconto di formazione con le vendette mafiose nella Chicago degli anni trenta, quella popolata solo da gangster e dark lady (che qui pero' sono assenti). La sceneggiatura e' di quelle ad orologeria, che al ventottesimo minuto prevedono un colpo di scena e rendono circolare il racconto. Si sfilaccia un po' nella parte finale, con qualche ridondanza di troppo, ma e' supportata da una regia davvero strepitosa. Sam Mendes trasforma le scene piu' prevedibili in una gioia per gli occhi, con punti di vista interessanti ed efficaci soluzioni visive di ispirazione quasi pittorica. Si percepisce un'aria da primo della classe al banco di prova, ma il regista riesce a dosare con equilibrio il talento per la messa in scena con la forza del racconto. Ton Hanks lavora di sottrazione e riesce comunque a comunicare lo spessore del suo personaggio. Paul Newman trova finalmente modo di risfoderare il suo carisma e si fa notare Daniel Craig per la maschera da clown del suo personaggio, sempre sorridente ma lucidamente folle. Jude Law conferma le sue doti istrioniche, anche se il suo interessante personaggio rischia di essere un po' sopra le righe, quasi ridotto a stereotipo nel finale. Tra le scene indimenticabili, la sparatoria muta sotto la pioggia, con il solo commento musicale di Thomas Newman che la trasforma in una sorta di tragico balletto. Peccato per la conclusione esageratamente hollywoodiana, prevedibile e didascalica, che ancora una volta Sam Mendes riesce a riscattare (ma non a salvare) con la sua abilita' registica.
Cinema di impianto tradizionale, sicuramente un po' ruffiano nelle scelte narrative, ma solido e ben fatto. Meglio sicuramente della tutto sommato scontata indagine sociale di "American beauty".

Regia: Sam Mendes.
Gli interpreti: Tom Hanks, Paul Newman, Jude Law, Jennifer Jason Leigh, Tyler Hoechlin, Daniel Craig, Stanley Tucci, Kevin Chamberlain, Dylan Baker, Ciaran Hinds, Liam Aiken, James Currie, Gene Janson, Martin Murphy, Jillian Palmer, Duane Sharp.
Durata: 120 min.
Anno: 2002.
Paese: USA.