Men in black 2
Recensito da: Emanuele Di Nicola
L'agente J, di fronte ad un'affascinante aliena tentacolata alla ricerca di
un misterioso cimelio alieno (dai poteri devastanti), è costretto a
"deneutralizzare" l'agente K, già in pensione ed umile servitore delle
poste degli Stati Uniti. La coppia si ricompone, con le classiche 48 per
salvare i destini del mondo: è così che il film avanza, fra cani parlanti,
alieni a due teste ed un manipolo di topastri extraterrestri ospitati in un
pianeta-armadio.
Scommetto che non ci avete capito molto: poco importa, perché la trama è un
pretesto qualsiasi per rivestire da meninblack Will Smith e Tommy Lee
Jones, che dopo 5 anni mantengono il loro affiatamento. Barry Sonnenfeld,
papà de "La Famiglia Addams", ripropone le stesse due/tre idee per il suo
sequel: se MIB era una parodia sulla fobia extraterrestre che da sempre
avvolge gli States (vedi caso di Roswell, 1947), MIIB continua sulla stessa
linea. All'epoca, la produzione aveva pensato ad un giocattolone, onesto
divertissment e nient'altro: finirono per lanciare una moda, che passa
dalle t-shirt ai videogiochi fino ad un vero e proprio look. L'esigenza di
un seguito era ormai diventata impellente secondo i meccanismi
hollywoodiani, comprensibile per i palati dei fans degli uomini in nero.
L'elemento essenziale del primo capitolo -della corrosiva originalità della
messinscena- è ormai andato a farsi benedire, secondo una conseguenza
naturale: questo non impedisce al film di rivelarsi pienamente divertente,
fra (auto)citazioni ed invenzioni di ogni risma e caratura. Secoli di
filosofie ed ansie millenarie, prese sempre troppo sul serio nella storia
dell'uomo, vengono dissacrate e spietatamente derise: tutta da godere la
sequenza finale, dove nel segno della relatività il genere umano si ritrova
prigioniero di... un armadietto! Figura di contorno in MIB, Frank il cane
parlante (e sboccato) qui acquista una parte centrale ed assolutamente
esilarante; così come la coppia Smith/Jones, che si ricongiunge a metà film
regalando maggior efficacia alla pellicola. Piuttosto trasparente la
cattiva di turno (Lara Flynn Boyle, antico volto di "Twin Peaks"), così
come la figura dell'amata, che rinuncia al sentimento in nome della
salvezza del mondo (mai obiettivo fu tanto nobile). Decisamente più gustosi
i mostriciattoli di contorno, fra cui lo splendido verme formato gigante
che passeggia per la metro di New York; fortunatamente Sonnenfeld si
scrolla di dosso il pericoloso buonismo di fondo, virando verso lo
scetticismo destruens dell'ironia. Gli effetti speciali di Rick Baker
(recentemente curatore de "Il pianeta delle scimmie") non smettono di
stupire per un attimo; esempio lampante ed indiscutibile di una fantasia
sfrenata, per una volta creativa e non omologata. MIIB non è una
riflessione sui massimi sistemi, né si può avere una tale pretesa: ma in
epoca di improbabili matrimoni greci, desolanti natali egiziani ed
appisolanti confronti fra culture (per sognare beckam occorre addormentarsi
in sala...), una risata sincera, divertente e spoglia da ogni forzatura,
può apparire una concessione divina. Molti si attaccheranno al deja-vù di
fondo o alla legge di mercato americana per demolire questa pellicola (ed
esaltarne altre): peggio per loro. Per una volta che il sequel non arretra
di fronte all'originale, tanto vale ammetterlo: i risultati divertono,
accontentano lo spettatore, senza esagerare suscitano un onesto applauso.
Voto: 7
Regia: Barry Sonnenfeld.
Gli interpreti: Tommy Lee Jones, Will Smith, Rosario Dawson, Lara Flynn Boyle, Johnny Knoxville, Rip Torn, Tony Shalhoub, Patrick Warburton.
Durata: 88 min.
Anno: 2002.
Paese: USA.
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