One hour photo
Recensito da: Emanuele Di Nicola
Sy Parrish sviluppa le foto nel laboratorio di un grande magazzino; ogni
giorno si trova davanti un'umanità variegata, fra cui spicca una giovane
famiglia, a cui l'uomo è affezionato al limite dell'ossessione. Presto gli
eventi si corrompono; il licenziamento, unito ad una drammatica scoperta,
infligge una brusca sterzata all'esistenza in bianco e nero di Sy.
Il regista Mark Romanek proviene dall'universo del videoclip, ma questo
risulta evidente fin dalle prime inquadrature; per l'occasione, sorregge
l'impalcatura di un thriller senza particolari guizzi. In realtà gli spunti
lanciati (e mai compiutamente sviluppati) sono diversi: il potere dello
scatto, che diventa sguardo (notevoli le occhiate psicotiche di Williams
nel corso del film), oppure il marcato voyeurismo di fondo. Sterzando sui
territori della retorica, viene riproposta l'immagine dell'uomo malvagio e
realizzato (il signor Yorkin), in antitesi con il ritratto di una vita
solitaria e ridicola (il protagonista). Purtroppo, però, queste
insinuazioni non restano un sottesto implicito: vengono chiaramente
spiattellate nell'interrogatorio finale, come ad imboccare lo spettatore.
D'altronde, è caratteristica dilagante del cinema americano: chiarire anche
le virgole delle sue opere, sottovalutando le capacità mentali della
platea. E questo film, oscuro e morboso nella sua sinistra interpretazione
della cultura dell'immagine, finisce per rivelarsi esplicito, definito e
chiaro come il sole: la morale è talmente lampante (e scontata) da non
lasciare nulla dopo la visione. Robin Williams è una maldestra citazione
vivente di Anthony Perkins, incapace di regalare particolari emozioni se
non con la forza dello sguardo; i componenti della famiglia Yorkin sono una
triade di stereotipi. Nonostante la rivelazione finale nei riguardi del
marito, Romanek sembra rinunciare all'analisi psicologica: per un'opera del
genere, impostata su meccanismi mentali disturbati, è un'errore di
importanza rilevante. Con un grande attore a disposizione, il regista si
lascia colpevolmente sfuggire l'occasione, componendo il suo esordio su
spunti troppo fragili per essere pienamente apprezzati.
Voto: 5
Regia: Mark Romanek.
Gli interpreti: Robin Williams, Connie Nielsen, Michael Vartan, Dylan Smith, Eriq La Salle, Erin Daniels, Paul H. Kim, Gary Cole.
Durata: 96 min.
Anno: 2002.
Paese: USA.
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