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SignsRecensito da: Emanuele Di Nicola
Signs" è paradossalmente il film più alto di M. Night Shyamalan: infatti
il cineasta indiano scavalca il perimetro della tradizionale impalcatura
mistery, puntando direttamente a Dio. Lui esiste e veglia su di noi: questo
il messaggio di fondo del film, che detto così rischia di essere
banalizzato. In realtà la pellicola è un gioco di pazienza, che rischia di
avvilire lo spettatore durante un primo tempo azzeccato ma lentissimo
(supera addirittura "Il Sesto Senso"). Le tessere del mosaico vengono
disseminate, assolutamente slegate fra loro; poi nel finale non mancano di
incastonarsi e tornare a posto, servendo la soluzione alla platea. E'
l'esaltazione del cinema simbolico, che per la sua potenza figurativa
riporta alla mente il miglior Bergman; gli alieni battono in inaspettata
ritirata appena arrivano a Gerusalemme, dove ebbe i natali il Salvatore.
L'ossessione di Bo per l'acqua ("E' contaminata".), l'asma del fratello, il
ritiro di Meryll dai campi da baseball (ma conserva ancora la sua mazza),
la morte della moglie di Graham, declamatrice di una futura profezia; tutto
rientra nel disegno divino, in un contesto di irraggiungibile
sovradeterminazione cosmica.Il mistificatore Shyamalan anche stavolta inganna lo spettatore, insinuando nelle menti addirittura la domanda sbagliata: non "esistono gli alieni?", ma "esiste Dio?" è l'interrogativo che regola la narrazione. Ma c'è di più: gli extraterrestri che ci passano davanti agli occhi forse neanche esistono. Si insinua la possibilità estrema: ciò che vediamo con i nostri occhi può essere fittizio. L'invasione aliena come manifestazione divina, nella vasta ragnatela celeste mirata a rinnovare la fede del pastore Graham. Recensito da: Luca Baroncini Con la virtuosistica regia de "Il sesto senso" ha conquistato le platee e la critica di tutto il mondo. Con "Unbreakable" ha raccontato in modo originale la nascita di un supereroe, ma senza la sulfurea suggestione del film precedente. Con "Signs" la delusione si accentua, perche' la indubbia abilita' registica di Manoj Night Shyamalan non riesce a salvare un film poco coinvolgente e privo di emozioni. Lo spunto di partenza, su cui ha giocato il marketing per attirare migliaia di spettatori, sono i "crop circles", enormi cerchi disegnati sul terreno la cui esistenza resta tuttora un mistero. In realta' i segni del titolo (perche' lasciare l'impronunciabile "Signs" originale?) sono piu' che altro quelli del destino. La storia si concentra infatti sull'intimita' di una famiglia reduce da una tragedia che ha causato la perdita della fede nel capogamiglia, fino ad allora prete della piccola comunita' in cui abita. L'idea di un taglio trasversale al classico racconto di fantascienza e' sicuramente originale e la prima parte di attesa riesce ad incuriosire, poi pero' i nodi vengono al pettine in un epilogo consolatorio poco convincente, con un cambio di prospettiva risolutivo che non conquista. Colpa soprattutto di una sceneggiatura che ripropone senza alcuna ironia (a parte un "Sembra la guerra dei mondi" pronunciato da Joaquin Phoenix) situazioni viste e straviste, a partire dai classici B-movie degli anni cinquanta fino alle produzioni piu' recenti. Ecco quindi che il bambino asmatico in astinenza farmacologica ("Panic room"), il libro anticipatore di eventi (piu' di un episodio di "Ai confini della realta'"), la vulnerabilita' aliena all'acqua ("Il giorno dei trifidi"), la famiglia barricata nella casa ("Il ritorno dei morti viventi"), la corsa nell'oscurita' attraverso i campi di grano ("Grano rosso sangue" ma anche il recente "Radio Killer") vengono recepiti come un semplice e poco fantasioso "gia' visto". Non aiutano nemmeno le battutine sdrammatizzanti, i bambini saggi e lungimiranti (bravi, ma basta!), gli alieni iper-evoluti ma (s)vestiti come mummie ambulanti e incapaci di aprire una porta, e un protagonista, Mel Gibson, legnoso e poco credibile. Restano l'abilita' del regista nel creare con poco un'atmosfera di pericolo imminente, la morbidezza dei movimenti di macchina, la fotografia evocativa di Tak Fushimoto, qualche momento di tensione e l'idea sempre interessante di un disegno nelle coincidenze che capitano nella vita, ma il gelo accompagna la visione e nessun brivido esce dalla sala insieme allo spettatore. Regia: Manoj Night Shyamalan. Gli interpreti: Mel Gibson, Joaquin Phoenix, Cherry Jones, Rory Culkin, Abigail Breslin, Patricia Kalember. Durata: 106 min Origine: USA Anno: 2001. |