Good Bye, Lenin!

 
 

Regia: Wolfang Becker.
Gli interpreti: Daniel Bruhi, Katrin Sass, Florian Lukas, Maria Simon .
Titolo originale: Good Bye, Lenin!.
Durata: 118.
Anno: 2003.
Paese: Germania.

 
 
 
  Recensito da: Luca Baroncini
Un tema non nuovo come la caduta del Muro di Berlino trova, nel film di Wolfgang Becker, un'interpretazione leggera e simpatica. Si racconta, infatti, di un ragazzo che deve assistere la madre, fervente attivista politica, risvegliatasi dopo un coma di otto mesi causato da un infarto. Il problema e' che nel frattempo la Germania e' uscita dall'Est per andare incontro all'Ovest, con conseguente caduta del regime socialista. La madre e' molto debole, un piccolo trauma potrebbe esserle fatale, e il ragazzo decide di proteggerla emotivamente facendo finta che nulla sia accaduto. Ricostruisce cosi', tra le mura di casa, una sorta di "repubblica democratica privata".
Come in "Truman Show", a dominare e' la finzione: tutto cio' che la madre ritiene naturale e ovvio, naturale e ovvio non lo e' affatto, dai cetriolini Spreewald, sostituiti da altri di importazione olandese, ai telegiornali di propaganda, ricostruiti grazie all'amicizia con un aspirante regista. Ma in "Good Bye Lenin", a differenza del film di Weir, non c'e' una critica al cinismo degli spettatori televisivi e alla spietata avidita' dei mezzi di comunicazione, affamati solo di audience e inserti pubblicitari. La commedia degli equivoci, infatti, e' piu' che altro un pretesto per raccontare lo smarrimento del popolo tedesco pre e post unificazione, con la descrizione di un evidente disagio (pre) che sfuma in una liberta' solo formale (post). Il protagonista finisce cosi' per credere a un ideale che la realta' ha sempre smentito e, piu' che alla madre, la surreale messinscena a cui da' vita serve a lui stesso, per dargli un'identita' politica, un senso di appartenenza al mondo che lo circonda e in cui fatica a riconoscersi. L'idea di sdrammatizzare un tema a forte rischio retorica si rivela vincente e il film centra l'obiettivo di sensibilizzare attraverso il sorriso e la malinconia.
L'unico problema e' che la "commedia" e la "tesi" rischiano piu' volte di stritolarsi a vicenda. Lo spunto alla base del film e' forte e comunicativo, ma gli sviluppi narrativi non sono sempre all'altezza del soggetto, con trovate ora buffe, ora commoventi, ora semplicemente didascaliche o dispersive. Il teatrino che ne deriva, anche se divertente e calibrato, risulta quindi un po' forzato, tutto teso a dimostrare piu' che a raccontare. Pur gradevole e con un messaggio non banale, il film finisce cosi' per perdere incisivita', trovando un equilibrio grazie alla freschezza della confezione e alla verve, mai caricaturale, degli interpreti.