Io non ho paura



Regia: Gabriele Salvatores.
Gli interpreti: Dino Abbrescia, Aitana Sànchez-Gijón, Diego Abatantuono.
Anno: 2003.
Paese: Italia.



Recensito da: Emanuele Di Nicola
1978. Michele, dieci anni, vive in un imprecisato paesino del Sud, fra campi di grano ed altre normali occupazioni della sua età. Finché non scopre un buco scavato nei pressi di una casa abbandonata, all'interno del quale c'è un bambino, disadratato ed affamato. Gli abitanti del luogo nascondono un segreto.
Dopo la memoria escatologica di "Denti" e l'incursione tarantiniana di "Amnésia", Salvatores codifica in immagine il celebre romanzo di Niccolò Ammaniti (che collabora alla sceneggiatura con Francesca Marciano). Domina il paesaggio, incarnato nel giallo delle alte spighe che osservano la vicenda; cambiano condizioni atmosferiche (sole, pioggia, giorno, notte) ma resta l'iconica fissità dello sfondo contadino. La telecamera ne favorisce la rappresentazione con alcune trovate interessanti (la pioggia è annunciata dalle formiche che annaspano nelle prime gocce), rendendolo il punto forte del film. Ma mi perdoni Salvatores se proprio non riesco a condividere le sue straviste suggestioni: l'innocenza dei bambini contro l'anima nera dei grandi, il piccolo occhio che si sporge dalla camera da letto per scovare brandelli di verità adulta, l'antro oscuro che ricorda il babau, l'amicizia repentina fra due umani in miniatura, la tragedia sfiorata, il lieto fine. L'estetica del Mulino Bianco insanguinato è un affascinante punto di origine, ma purtroppo rimane tale: la mano di Salvatores sparge indizi di maniera sul resto della rappresentazione. In un tema scottante come il sequestro di bambini, lo scheletro dell'opera mostra la corda, bruciando nel falò della prevedibilità; né è fulminante il tocco di Ammaniti in sede di scrittura, che elimina la traccia di una vera scena madre (che non sia il solito abbraccio padre-figlio, proprio quando arrivano i nostri) e non forgia mai qualcosa capace di minare il ricordo dello spettatore. I soliti peccati di Salvatores: una lentezza che non diventa mai autoriale, un cinema che finisce per imboccare l'asfalto del commerciale, adottando il pretesto dell'ultima generazione letteraria che oggi va tanto di moda. Il film si lascia guardare senza particolari sussulti (se non forniti dalla bellezza figurativa dei paesaggi), onestamente recitato da bambini esordienti, Dino Abbrescia ed Aitana Sànchez-Gijón; inaspettatamente convincente Abatantuono, pancia in fuori e capelli in caduta libera, in un ruolo mai così cattivo.
Voto: 5,5