La 25a ora

Recensito da: Emanuele Di Nicola
L'ultima giornata di Montgomery Brogan, spacciatore, prima di scontare la condanna a sette anni di reclusione. Su questa idea di partenza si sviluppa l'ultimo parto di Spike Lee, storico osservatore inquieto ed inquietante dell'altra faccia dell'America. New York è una metropoli disperata ed agonizzante, dopo la profonda ferita delle Twin Towers; lo sguardo dell'attore Barry Pepper si sofferma dall'alto sulle rovine delle Torri, sul lavoro frenetico delle ruspe, sulla consapevolezza della vulnerabilità e sulla voglia di (ri)costruire contenuta in ogni singola lacrima. Così anche il protagonista Monty, che è chiamato a cambiare la sua esistenza in una manciata di ore, per la precisione 24: incredibilmente, però, può esistere a volte una 25esima ora, il momento definitivo capace di stravolgere tutto. Se questo sarà o meno il caso del protagonista, sarebbe criminale anticiparlo. Egli ha due amici, un onesto insegnante ossessionato da una carnosa allieva ed un agente di borsa senza scrupoli. Poi c'è una ragazza: la splendida portoricana Naturelle che forse, però, potrebbe aver compiuto la misteriosa soffiata che l'ha incastrato. Da un angolo della sua vita riappare anche una malinconica figura paterna, condannata all'impossibilità di restituire quello che ha sottratto alla prole.
Il talentuoso Spike Lee si conferma in pieno, raggiungendo una maturità impressionante: da un romanzo di David Benioff (che ha firmato la sceneggiatura) il primo grande dramma dopo l'11 Settembre prende forma sullo schermo, senza tentare di schivare la realtà, ma anzi calandosi coraggiosamente in una nuova dimensione. Inevitabile, dopo lo splendore sanguinario di "Summer of Sam", che le corde del violino arrivino ad intonare ancora una volta una melodia funebre: Monty è prossimo alla morte, di cui l'incarcerazione è efficace metafora, nella consapevolezza che "oggi lo vediamo per l'ultima volta", come dice Slaughtery. Il teorema del dolore si mescola al momento piangente del rimpianto, quando le occasioni della vita e la strada alternativa si pongono davanti agli occhi, con la malvagità di un fantasma ghignante. Tutto è stilizzazione crudele, nella danza dei sospetti che porta l'uomo allo sgretolamento delle sue certezze affettive, proprio sull'orlo del baratro. Ma tutto è anche inarrivabile graffio, ineguagliabile stile: la lunga sequenza del locale notturno affonda e stordisce, rivelandosi tra le più riuscite nel cinema americano negli ultimi anni. La discoteca, luogo di perdizione, consumazione, violenta eucarestia e forse addirittura ritrovamento di sé, è il nero teatro dell'ultima nottata di Monty: qui non c'è alcuna traccia di blando videoclip, nessuna scarsa efficacia da filmato pubblicitario. Lee manovra la telecamera con una carezza sporca e violenta, rallenta emozioni del corpo e dell'animo, trasforma lo spettatore in fluido ultracarnale e gli impone di partecipare alla dirompente messinscena. Il protagonista Edward Norton è quella solita, straordinaria smorfia di malessere capace di colpire dritto al cuore; Barry Pepper e Philip Seymour Hoffman sono la bilancia delle debolezze umane, trincerate dietro un telone di quotidianità. Rosario Dawson si rivela straordinariamente sensuale, ma mai come la splendida Anna Paquin nella sua appannata danza di seduzione, che diventa in un battito di ciglia sublime incontrastabilità del provocante.
Una coda di logorrea ed un paio di situazioni schematizzate (il solito boss malavitoso, il solito lungo addio fra amanti, l'invettiva trainspottinghiana alla rincorsa dell'effetto facile) sottraggono all'opera la massima elevazione: ma resta la tagliente poesia urbana dell'altissimo Spike Lee, addolorato cantore di un mondo che riflette la sua consegna di dolore totale attraverso lo specchio della singola sofferenza. In tutto questo l'irruzione dell'umanità flebile e barcollante, moralmente distorta ma sincera, dove la macchia rossa di un volto spaccato diventa l'ultima esplosione di sentimento. Lo spettatore ne esce stravolto. Capolavoro sfiorato.
In uscita nelle sale italiane dal 18 Aprile 2003.

Regia: Spike Lee.