L'acchiappasogni

 
 

Regia: Lawrence Kasdan.
Gli interpreti: Morgan Freeman, Thomas Jane, Jason Lee, Damian Lewis, Timothy Olyphant, Tom Sizemore, Donnie Wahlberg, Raúl Dávalos, Jon Hutman .
Titolo originale: Dreamcatcher.
Durata: 132.
Anno: 2003.
Paese: USA/Canada.

 
 
 
  Recensito da: Emanuele Di Nicola
Quattro amici, durante la loro adolescenza, strinsero un legame particolare con un ragazzo ritardato; venti anni dopo si ritrovano in un week-end di caccia... ma finiscono per affrontare gli alieni.
Tratto dall'omonimo libro di Stephen King, il regista Lawrence Kasdan entra di diritto nel filone degli stupratori del Maestro, con una pellicola destinata agli annali del trash: biscioni alieni fuoriescono dalla tazza del cesso, mentre si espande il contagio a colpi di rutti ed attacchi di aereofagia. La prima parte del film (circa 40 minuti) si dipana onestamente; senza particolari guizzi, introduce i personaggi riuscendo ad insinuare un'atmosfera di sottile tensione. Ma tutto sembra già visto: compreso l'incidente di macchina che acquisterà un diverso significato (SIGNS di Shyamalan). Il romanzo kinghiano componeva il gioco narrativo sull'approfondimento dei personaggi e la ragnatela delle psicologie, secondo le quali ognuno rappresentava una diversa faccia della stessa medaglia; qui l'introspezione è praticamente azzerata in favore dell'effetto facile, se si escludono le sequenze in cui Jonesy alberga nelle stanze della sua memoria, piuttosto artificiose e didascaliche.
Nessuna traccia del taglio autobiografico del personaggio, citazione all'incidente stradale che condusse lo stesso King ad un passo dalla morte; né il ruolo dell'acchiappasogni è approfondito, rimanendo un semplice titolo non meglio identificabile. Insomma, la spiacevole impressione è che Kasdan non abbia avuto il minimo interesse a perdersi nella trappola kinghiana, ma si sia limitato ad assecondare l'industria, aiutato (affossato?) da un baraccone di effetti speciali di dubbio gusto.
Imbarazzante è anche la mancanza di coraggio della messinscena, che si è ridotta a mutare il nome del militare cattivo da Kurtz (nell'originale, perfida citazione a "Cuore di tenebra" di Conrad) in Curtis, che suona decisamente più politically correct. La lieve attenuante della pellicola può essere rappresentata dal fatto che oggettivamente il romanzo non è la miglior produzione di King; riprende anzi alcune esplicite suggestioni dal vastissimo filone degli alieni (passando per le congiure governative di X-Files fino alle battaglie campali alla Indipendence Day), plasmando un generale senso di deja-vù. Se poi si trascura la psicologia dei personaggi (interpretati solo onestamente da un cast non eccelso), allora ne esce fuori una produzione non molto diversa dai molti disaster-movie che rovinano le sale; il modesto scopo finale è ovviamente quello di salvare il mondo. Un sottile senso di divertimento può derivare dalla pretenziosità della storia, che continua a prendersi sul serio anche davanti alle situazioni più grottesche (un Morgan Freeman solenne annuncia che John Wayne gli regalò la sua pistola!), diffondendo quel gusto perverso dedicato agli amanti della spazzatura. Lo stesso Freeman solletica per un attimo la curiosità della platea, calzando le vesti di un ruolo particolarmente bastardo (a lui inusitato), finché non è affossato da una sceneggiatura che lo imbocca con uscite da cowboy, nella parodia dell'esercito americano. Lo spudorato sterminio degli alieni, che invocano pietà, rievoca attuali scenari iracheni; ma vederci metafore di questo tipo sarebbe una concessione troppo generosa per questa operazione commerciale. Non nascerà un altro Kubrick, capace di esaltare Stephen King sul grande schermo. Sul risultato finale di Kasdan, appare calzante la frase che gli amici rivolgono al minorato Duddits: "Il mondo lo salverai un'altra volta".

Voto: 4,5