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Ricordati Di MeRecensito da: Luca Baroncini
Il successo cambia le persone, lo dicono tutti e, forse, un fondo di
verita' c'e'. Non tanto, pero', chi il successo se lo gode, quanto chi
il successo lo giudica. Succede infatti sempre piu' spesso di sentire,
a proposito di cantanti, registi, scrittori (diciamo in generale di
chi gravita nel mondo artistico), frasi tipo "quando non lo conosceva
nessuno faceva cose migliori, adesso si e' sputtanato per piacere a
tutti". Come se fosse necessario mettere una barriera tra se stessi,
intelligenti, acuti e versatili, e la massa, ignorante, qualunquista e
conformista. Sta di fatto che Gabriele Muccino, con il successo,
inatteso ed enorme, de "L'ultimo bacio", ha frenato gli entusiasmi di
parte della critica piu' "illuminata" che lo ha trovato
cinematograficamente furbo, superficiale e borghese (quando pero'
Antonioni parlava del ceto medio-alto, tutti ad applaudire fino a
spellarsi le mani senza pensare al proletariato!!!). Critica alla
"critica" a parte, in "Ricordati di me" Gabriele Muccino resta fedele
alla sua idea di cinema, che prevede conflitti affettivi e
generazionali espressi con grande energia e senso del ritmo. La storia mostra la progressiva e irreversibile disgregazione di un nucleo familiare in cui tutti i membri sono ossessionati da un'affermazione personale che passa esclusivamente attraverso un riconoscimento esterno. L'unica reale gratificazione puo' avvenire da fuori, da un pubblico (che sia di spettatori, lettori o amici non importa) pronto a dare conferme. In questo quadro c'e' poco spazio per gli affetti che assumono, anch'essi, una funzione prettamente strumentale. Lo sguardo del regista e' cinico nei confronti della famiglia, luogo di ansie, frustrazioni e incomunicabilita', ma i personaggi non sono a senso unico, come capita quando si vuole suffragare una tesi, e vengono mostrati nella loro contradditorieta': chi tradisce (o vorrebbe farlo) rinfaccia i tradimenti, chi non ama sente di amare, chi e' vuoto, o svuotato, pensa di avere tanto da dare. C'e' piu' cattiveria rispetto a "L'ultimo bacio" e i personaggi risultano meno tipizzati, meno simbolici. L'immedesimazione, infatti, non scatta tanto con le nevrosi al limite del patologico della famiglia protagonista, quanto con il contesto di indifferenza, pura forma e incapacita' di comunicare in cui i personaggi si muovono. Ben scritto, nonostante le forse troppe frasi ad effetto, il film trova i suoi punti di forza nella messa in scena, sempre accurata e credibile, e nella direzione degli attori. Si percepisce la ricerca di un andamento concitato che rispecchi il tormento e la frenesia dei personaggi. In questo senso la colonna sonora di Paolo Buonvino offre ottimi appigli e scandisce con efficacia il racconto. Quanto agli attori, tutti risultano in parte e ben diretti, anche chi appare solo per poche battute: Laura Morante e' bravissima e si dona senza riserve nel ruolo, a rischio macchietta, della madre nevrotica, Fabrizio Bentivoglio ha le espressioni giuste per rendere l'ignavia e l'indolenza del suo personaggio, Silvio Muccino e' un "Come te nessuno mai" tre anni dopo, stessa esuberanza di parole mangiate e idee confuse, l'esordiente Nicoletta Romanoff e' a suo agio sia come ninfetta dalle aspettative di plastica che come figlia insofferente e menefreghista. Per una volta, poi, sembra (quasi) vera anche Monica Bellucci che dimostra, meno diva e piu' donna, una verve e un calore inaspettati; tra l'altro, ma questo non dipende dall'attrice quanto dal personaggio, e' l'unica capace di prendere una decisione e di portarla fino in fondo, affrontandone le difficolta' e accantonando, per una volta, i benefici a breve termine del compromesso. Il cinema di Muccino, piu' che fotografare la realta', rende tangibile un modo di sentire diffuso, attraverso una narrazione scorrevole capace di catturare quasi visceralmente lo spettatore. Unici nei, la fastidiosa voce fuori campo, per fortuna poco presente ma inopportuna e ridondante nel dare parola a stati d'animo gia' comprensibili, e lo stratagemma di sceneggiatura dell'incidente. Pur nel suo utilizzo solo in apparenza conciliatore (e quindi atipico rispetto agli standard in cui dopo un incidente sono tutti piu' buoni e il pubblico piange), risulta un modo un po' banale per sbloccare il destino dei personaggi. Regia: Gabriele Muccino. Gli interpreti: Fabrizio Bentivoglio, Laura Morante, Nicoletta Romanoff, Monica Bellucci, Silvio Muccino, Gabriele Lavia, Enrico Silvestrin, Amanda Sandrelli. Anno: 2003. Durata: 96 min. Paese: Italia. |