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The Eye |
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Regia: Oxide e Danny Pang.
Gli interpreti: Lee Sin-Jie, Lawrence Chou, Angelica Lee, Chutcha Rujinanon, Yut Lai So, Candy Lo.
Titolo originale: Jian Gui.
Durata: 99.
Anno: 2002.
Paese: Cina.
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Recensito da: Emanuele Di Nicola
Mun ha perso la vista durante la sua infanzia; ora l'ha riacquistata grazie
ad un trapianto di cornea, mi si ritrova a vedere i morti. L'occhio
nipponico soffre fin dall'inizio di un paio di pagliuzze (travi?) che
insinuano il tarlo del dubbio: la sceneggiatura, piatta e senza guizzi se
non in negativo (la voce fuori campo è superflua) ed il soggetto, empio
ibrido fra "Il sesto senso" e "The Mothman Prophecies" (e molti altri
richiami), che sparge su tutto un manto di deja-vù. Questo contesto, però,
è scandito da un ritmo orientale (per noi) inedito, che finisce per rendere
piacevole lo scorrimento; il gusto iconico sostituisce spesso la dinamicità
occidentale, l'insistente bianco della miopia schiva elegantemente il
cromatismo esasperato. Dopo un paio di momenti effettivamente terrorizzanti
(ma mai originali), si ripiega su musiche ed atmosfere; queste sì che
vengono cesellate al dettaglio dai fratelli Pang, capaci di trasformare un
ospedale thailandese in un autentico spaccato di desolazione. Per il resto,
diverse scene (pianto, visioni, pianto, visioni) vengono ripetute quasi
meccanicamente nei riflessi del volto disperato di Angelica Lee (l'attrice
protagonista è anche l'unica a potersi definire tale), fino ad un geniale
colpo di scena allo specchio. Di marca tipicamente occidentale è invece
l'inganno del trailer, che spaccia la storia della moderna Cassandra per il
tocco apocrifo di Friedkin. Come si suol dire: "Il miglior horror
dall'epoca de L'esorcista". Non c'entra niente, ma favorisce il confronto
con un altro modello artistico: lasciategli un occhio.
Voto: 6,5
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Recensito da: Luca Baroncini
E' il gennaio 2003 quando nelle sale esce "Darkness", il poco riuscito
horror di Jaume Balaguero'. Allo stile divenuto maniera del regista
spagnolo, la "Eagle Pictures" affianca un trailer che lascia il segno,
di quelli che fanno subito venire voglia di vedere il film
pubblicizzato, con dettagli, effetti sonori, fotogrammi, tutti al
posto giusto. Il titolo "The eye" resta nella memoria, come la
dipendenza instillata dalla prima sigaretta fumata a sedici anni, ma
nei lunghi mesi invernali del film di Danny e Oxide Pang si perdono le
tracce. Proprio quando le speranze sembrano perdute, eccolo arrivare
nelle sale in primavera, tra l'altro distribuito in modo massiccio,
probabilmente per sfruttare l'eco dell'ampio successo di "The ring" e
l'aura di culto che incensa, non sempre a proposito, gli horror
provenienti da oriente.
In genere le aspettative alte sono anticamera di cocenti delusioni e,
purtroppo, "The eye" conferma la regola. Il film dei fratelli Pang,
campione di incassi a Hong Kong e Singapore, e' infatti un vero e
proprio bluff. Il soggetto, anche se non particolarmente originale
(tra gli altri pure Vincenzo Salemme con "Amore a prima vista"),
potrebbe garantire brividi o perlomeno intrattenimento, invece la noia
regna sovrana. Si racconta di una ragazza che, cieca dall'eta' di due
anni, subisce un trapianto di cornea e, insieme alla vista, acquisisce
anche la capacita' di vedere altro, soprattutto presenze
ectoplasmiche. Lo spunto orrorifico si sviluppa con eleganza formale,
ma a parte la prima apparizione, che gioca bene la combinazione di
effetti sonori e movimenti della macchina da presa, lo spettatore non
viene mai colto alla sprovvista. La colonna sonora, infatti, funziona
da didascalia e, cambiando in modo brusco, non completa e arricchisce
l'atmosfera, ma annuncia gli eventi e nega in partenza qualsiasi
tensione. Oltre all'assenza di brividi, il film sconta pero' anche una
sceneggiatura di desolante ingenuita', con assurde e ridicole svolte
narrative (tutta la sbrigativa parte finale), personaggi dalla
caratterizzazione elementare, situazioni accennate e poi non
sviluppate (l'appuntamento con un non meglio specificato medico
americano e l'incontro casuale, al ristorante, con una ragazza capace
anch'essa di vedere i fantasmi), voci-off immotivate, che spiegano
cio' che le immagini non sono in grado di chiarire, e dialoghi
caricaturali anche per le pagine di un fumetto. I due medici che
compaiono, poi, sembrano giovani amici reclutati all'ultimo momento
per il cast di un filmino in famiglia (uno dei due e' invece Lawrence
Chou che, oltre ad essere totalmente fuori parte, e' un noto cantante
cino-canadese). In tal guazzabuglio, l'unica a salvarsi e' la giovane
protagonista Angelica Lee, che aderisce con intensita' allo
smarrimento e al terrore del personaggio che interpreta.
A questo punto non resta che attendere il seguito, per chi
diabolicamente se la sente di perseverare, o il rifacimento americano.
I fratelli Pang sono gia' al lavoro e la "Cruise-Wagner", la casa di
produzione di Tom Cruise, ha gia' acquistato i diritti per un remake
made in U.S.A. Chissa', forse per una volta il saccheggio occidentale
riuscira' a produrre un risultato migliore dell'originale.
Visto il prototipo ci sono buone possibilita'!
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