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X-Men 2 |
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Regia: Bryan Singer.
Gli interpreti: Patrick Stewart, Hugh Jackman, Ian McKellen, Halle Berry, Famke Janssen, James Marsden, Rebecca Romijn-Stamos, Brian Cox, Alan Cumming.
Titolo originale: X-Men 2.
Durata: 120.
Anno: 2003.
Paese: USA.
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Recensito da: Jamon
Dopo il successo del primo episodio degli X-Men, ecco che Brian Singer ci riprova, proponendo
una nuova avventura per questi super-eroi con problemi, mantenendo immutato il cast (squadra che vince non si cambia).
Personalmente ho apprezzato maggiormente il primo, gli effetti speciali infatti già li conosciamo,
ma in questa seconda parte prevale maggiormente la storia, tuttavia ben congegnata ed avvincente, solo un
paio di punti mostrano il fianco alle critiche. Interessanti i nuovi mutati, anche se il loro inserimento non rispetta assolutamente
la versione vista nel fumetto originale. Ma la forza del film, come già lo era stata per la prima
puntata, è proprio l'essere riusciti ad adattare l'estrema complessità del fumetto alla rapidità
del cinema, e soprattutto a renderla meno ridicola: tanto di cappello a Stan Lee, ma negli anni sessanta i suoi fumetti
erano capolavori, oggi sono decisamente datati.
Un paio di punti neri: i personaggi stupidi. Loga/Wolverine che va in perlustrazione e nonostante le
sue doti quasi animalesche non scopre una base segreta immensa, Xavier/Professor X che viene fregato come un pivello dal figlio
del cattivo di turno, dotato di poteri mentali decisamente inferiori ai suoi, Scott/Cyclope che casca nel tranello
come un bambino. Peccato. Veramente bello invece il personaggio di Mystica (oltre all'aspetto
fisico, grazie ad una Rebecca Romijn-Stamos superlativa) anche la caratterizzazione psicologica viene
curata, con la sua freddezza sul lato "lavorativo" e la sua umanità sul lato "personale". Piacevole anche
Jean Gray, che ci apre le porte ad un X-men 3....che aspetterò con ansia!
Voto: 8
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Recensito da: Luca Baroncini
Alla prova dell'immancabile sequel, gli X-Men mostrano un po' la
corda. Nonostante sia rimasto praticamente invariato il cast e la
regia porti sempre la firma di Bryan Singer, gli eroi mutanti perdono
spessore psicologico e conquistano sicurezza, determinazione,
autocontrollo. In poche parole, proprio l'invulnerabilita' che
permette loro di uscire indenni da ogni situazione, tanto spettacolare
negli effetti, quanto lontanissima dal consentire qualsiasi tipo di
immedesimazione. Come si fa a temere per l'incolumita' di un
personaggio quando la sceneggiatura non crea le premesse perche' cio'
accada? Uno degli aspetti piu' interessanti del primo episodio era
dato dalla progressiva scoperta dei super-poteri dei mutanti, con i
dubbi, le insicurezze, le difficolta' di integrazione in una societa'
a senso unico. Nel sequel tutto cio' resta un accenno, che ritorna
nella conclusione, ma di cui ci si dimentica per il resto del film,
imperniato sulla solita storiellina del bene contro il male dai
prevedibili esiti da baraccone digitale (neanche troppo sofisticato,
poi). Tant'e' che lo script, per ricordare che gli X-Men sono eroi, ma
non a tutto tondo, decide di farne morire uno, per pareggiare il
disequilibrio sfacciato delle forze in gioco. La regia di Singer si
rivela professionale ma un po' anonima. Solo nel prologo riesce a
dosare con efficacia l'atmosfera di pericolo imminente con gli effetti
speciali e il divertimento. Quanto agli interpreti, rispetto a due
anni fa molti sono diventati star, o comunque famosi, e la
riconoscibilita' non giova ai personaggi, prevaricati da tanta
popolarita'. L'unico che conserva la sua carica di simpatia, dovuta
anche a una migliore caratterizzazione rispetto agli altri, e' il
Wolverine di Hugh Jackman. Tra i nuovi acquisti, poco riuscito il
"teleporta" Kurt Wagner che, forse a causa del doppiaggio o della
pochezza delle sue battute (con una irritante semplificazione del
concetto di "fede"), ricorda con sconforto il JarJar della saga di
Lucas.
Anche alla prova costumi gli X-Men non superano l'esame. Nonostante la
cura del dettaglio e la somiglianza con il fumetto di origine,
infatti, sono molti i momenti involontariamente ridicoli, in cui il
trash fa capolino con risultati da circo Togni (l'elmetto di Magneto,
il mantello e i capelli di Tempesta, il mono-occhio di Ciclope)
soprattutto alla spietata luce del giorno, senza l'ombra delle tenebre
a distribuire luccichii e proteggere il mito.
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