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Ballo a tre passi |
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Regia: Salvatore Mereu.
Gli interpreti: Caroline Ducey, Michele Carboni, Massimo Sarchielli, Daniele Casula.
Titolo originale: Ballo a tre passi.
Durata: 106.
Anno: 2003.
Paese: Italia.
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Recensito da: Luca Baroncini
Il fluire del tempo attraverso l'alternarsi delle stagioni. Quattro
episodi suddivisi climaticamente e anagraficamente con il denominatore
comune del contesto geografico: la Sardegna. Non quella affollata di
turisti in cerca di mare cristallino e relax, ma una Sardegna quasi
sconosciuta, in cui la lingua italiana non e' ancora entrata e dove un
dialetto stretto commenta le azioni, gli amori e popola i pensieri. In
"Primavera" un gruppo di ragazzini scopre il mare. Con l'"Estate" un
pastore di pecore viene iniziato al sesso da una turista francese.
L'"Autunno" porta la malinconia di una suora che torna al suo paese
per il matrimonio di una cugina e l'"Inverno" e' la morte sorridente
di un uomo anziano prima di consumare con una prostituta. Gli episodi
sono slegati tra di loro, ma qualche personaggio passa dall'uno
all'altro garantendo un senso di continuita' territoriale e narrativa.
E' un cinema etnico-antropologico quello di Salvatore Mereu, che,
attraverso l'esplorazione di luoghi e volti, riesce a comunicare il
contrasto di una terra in cui solo pochi chilometri separano il
pastore semi-analfabeta dalla spiaggia dei Vip. C'e' il sospetto di un
calcolo nella ricerca naturalistica alla base del film, che non brilla
concettualmente per originalita' (e' il genere prediletto dai festival
piu' blasonati), ma colpisce per la verita' della messa in scena.
Soprattutto nei primi due episodi, la macchina da presa scompare e
domina la spontaneita' degli attori. Diventa poesia l'entusiasmo dei
ragazzini che vedono per la prima volta il mare. Sorprende la
naturalezza dei gesti con cui la turista francese seduce il giovane e
imbranato pastore: la verita' di occhi che si incrociano, di braccia
imbarazzate che si cercano, una sensualita' naturale e priva di
gratuita esibizione. Con l'entrata in scena della suora nel terzo
episodio, pero', qualche cosa comincia a stridere: troppo bella e
luminosa, lascia sottindere una forzatura nel contrasto con gli
abitanti del paese; l'ultimo capitolo e' quello che convince meno, con
un ricongiungimento onirico tra defunti che lascia trasparire una
certa furbizia.
Quali che siano le intenzioni dell'autore, comunque, il film e' ben
fatto, riesce a cogliere l'intensita' di gesti e sguardi e trasmette
con piglio sanguigno la realta' locale. Anche se le citazioni o le
ispirazioni, da Truffaut a Fellini passando per Kusturica, sembrano un
"must" decisamente rinunciabile.
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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