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Below |
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Regia: David Twohy.
Gli interpreti: Chuck Ellsworth, Crispin Layfield, Holt McCallany, Bruce Greenwood, Matthew Davis, Jonathan Hartman, Dexter Fletcher.
Titolo originale: Below.
Durata: 105.
Anno: 2002.
Paese: USA.
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Recensito da: Luca Baroncini
David Twohy non ama le rigide pareti del "genere" cinematografico,
ma preferisce la contaminazione. Lo ha ampiamente dimostrato nel
precedente e riuscito "Pitch Black" in cui fantascienza, thriller e
horror procedevano in parallela armonia regalando un onesto film di
puro intrattenimento. Con "Below" cambia l'amalgama ma non l'idea di
base. Questa volta tocca infatti al genere bellico incontrare il
paranormale. Per restare alla stagione in corso, e' come se "K - 19"
incrociasse "La nave fantasma", ma senza l'energia di una Bigelow
sottotono e il moderato divertimento del giocattolone di Steve Beck.
L'ibrido titilla ma finisce quindi per non conquistare. Alla prima
parte, preparatoria e disseminatrice di tasselli, segue una confusa
resa dei conti, in cui gli elementi del puzzle faticano a formare
un'immagine definita. L'idea di non spiegare tutto, e di lasciare
aperta la strada a possibili differenti interpretazioni, e'
apprezzabile, perche' evita gratuita' e virate prevedibili, ma la
sensazione e' che la confusione narrativa che ne deriva nasca piu'
dall'incapacita' di gestire le implicazioni della sceneggiatura che da
una precisa scelta stilistica. Quanto alla messa in scena, "Below"
sconta chilometri di pellicola incentrati sulla clustrofobia di un
sottomarino, in cui il luogo angusto diventa ideale cassa di risonanza
per l'esplosione di tensioni e conflitti. Il problema e' che lo
spettatore non ha mai piena coscienza dei luoghi dell'azione e fatica
a capire le difficolta' relative agli spostamenti all'interno dello
stretto abitacolo. La situazione diviene ulteriormente confusa nella
parte finale, dove l'assenza di luce offre ghiotte opportunita' alla
bella fotografia di Ian Wilson, ma riduce ancora di piu' il
coinvolgimento. Allo spettatore non resta quindi che osservare con
passivita' le conseguenze delle azioni, senza riuscire a vivere
problemi e dubbi del sempre piu' risicato equipaggio. E' inoltre
curioso notare come gli esterni stridano spesso con gli interni: e'
difficile credere che il cetaceo meccanico che attraversa lo schermo
abbia un interno come quello rappresentato nella finzione
cinematografica. Forse abbiamo un immaginario troppo segnato dai tanti
lungometraggi di guerra in cui siamo incappati, sta di fatto che le
scenografie (non cosi' opprimenti, comunque), il trucco, il sudore,
tradiscono in piu' di un'occasione la loro origine artificiale da
teatro di posa.
Nonostante le apprezzabili intenzioni, e una indiscutibile
professionalita' d'insieme, si finisce cosi' per cedere allo sbadiglio
e il risultato fatica a non naufragare insieme al sottomarino e al suo
mistero.
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