| |
|
 |
Cabin Fever |
 |
|
 |
|
 |
| |
|
Regia: Eli Roth.
Gli interpreti: Jordan Ladd, Rider Strong, James DeBello, Cerina Vincent, Joey Kern, Arie Verveen.
Titolo originale: Cabin Fever.
Durata: 94.
Anno: 2002.
Paese: USA.
|
|
 |
|
 |
|
 |
|
 |
| |
Recensito da: Luca Baroncini
"Horror a piu' non posso" sembra essere il motto dell'estate 2003. Tra
i tanti brividi a buon mercato che hanno invaso gli schermi nelle
canicolari giornate agostane, questo film indipendente americano
sembrava avere le carte in regola per aggiungere succulente pietanze
alla fame di inquietudine dello spettatore: scritto, diretto e
prodotto da Eli Roth, gia' collaboratore di David Lynch, e musicato da
Angelo Badalamenti, confezionatore di atmosfere di impalpabile
malessere. Invece anche "Cabin Fever" delude. Gioca con gli stereotipi
del genere ammiccando al sorrisino del cinefilo, ma il divertimento
arriva troppo tardi per poter davvero coinvolgere. La partenza del
racconto e' di sconcertante banalita' (cinque giovani antipatici in
vacanza in un cottage isolato di montagna) e l'estremizzazione dei
caratteri appare troppo convenzionale per lasciare intendere che
dietro alla superficialita' di facciata ci sia un tentativo di farsa.
In fondo la maggior parte degli horror comincia descrivendo la futura
carne da macello dell'immancabile pazzo, serial killer, mostro o
virus. E il piu' delle volte i giovincelli non brillano certo per
simpatia, anzi, sembra che ci sia un rapporto di diretta
proporzionalita' tra il tasso di vacuita' delle predestinate vittime e
la ferocia dei delitti di cui sono applauditi protagonisti. Difficile
quindi non confondere l'assenza di originalita' con un intenzionale
"sopra le righe". Negli sviluppi a seguire, poi, la regia si mantiene
in un incerto limbo, dove il genere si frammenta senza pero' che i
singoli tasselli si ricompongano in uno stile personale e compatto. Fa
capolino lo splatter (non mancano i brandelli di carne e le
schifezze), si ride di gusto ad alcune virate nonsense (le piroette
del bambino carnivoro e il "kit" dei tre nerboruti energumeni) e una
spruzzata di trash ravviva la narrazione. Ma oltre a un moderato
divertimento il film di Eli Roth non va. In fondo giocare con il
genere cinematografico e le citazioni e' diventato uno dei modi piu'
gettonati per ravvivare il "genere" stesso e permettere a storie
sempre piu' trite di reitarsi con brio (per restare all'"horror",
dagli smaccatamente testicolari "Scary movie" ai piu' sottili
"Scream"). "Cabin Fever" si colloca in una discutibile via di mezzo,
senza riuscire ad essere sufficientemente liberatorio e senza mai
davvero spaventare. Anche la critica sociale che lo percorre
trasversalmente appare datata e ormai scontata: c'e' ancora qualcuno
che pensa che un poliziotto possa non essere corrotto, che la natura
sia un rifugio o che l'uomo non sia prigioniero del suo millenario
egoismo?
GLI SPIETATI - www.spietati.it
| |
 |
|
 |
|
|
|
|
|