Hulk

 
 

Regia: Ang Lee.
Gli interpreti: Josh Lucas, Sam Elliott, Nick Nolte, Eric Bana, Jennifer Connelly.
Titolo originale: The Hulk.
Durata: -.
Anno: 2003.
Paese: USA.

 
 
 
  Recensito da: Jamon
Hanno aperto le danze gli X-Men, poi è arrivato L'Uomo Ragno, l'impavido Devil e il bis dei mutati. Adesso è giunto il momento dell'omaccione verde, che urla, saltella e soprattutto distrugge qualsiasi cosa gli passi sotto mano. Risponde al nome di...Hulk!
Ormai le ultime due stagioni cinematografiche hanno visto l'invasione dei personaggi Marvel, riportati sul grande schermo dopo alcuni tentativi poco riusciti degli anni 70-80. Ma questa volta l'hanno fatto alla grande, con incassi al botteghino sempre da record, con campagne promozionali martellanti e distribuzione di gadget fino all'esaurimento.
L'omone verde ha avuto l'onore di essere diretto da Ang Lee, forse uno dei più originali registi degli ultimi tempi (è suo il ben riuscito "La tigre e il dragone"). E non ci ha deluso.
Abituati alla buffa serie con Lou Ferrigno, tutto dipinto di verde, che disintegrava un paio di camice ogni puntata, possiamo rimanere un po' spiazzati con questo lungometraggio dallo stile futuristico.
Vi sono enormi differenze dal fumetto: a partire dal lavoro del protagonista, Bruce Banner non è più un fisico nucleare, bensì un ricercatore genetista, fino ad arrivare al padre di Bruce, qui presentato come un genio della scienza, tanto intelligente quanto crudele. Nulla a che fare quindi con il personaggio creato da Stan "Marvel" Lee nel lontano 1962. E' un Hulk del 2000 insomma. Viene però mantenuto tutto l'aspetto psicologico, problematico, contorto, tipico della penna di Lee.
Ed ecco che arriva Ang Lee (buffa la coincidenza dei cognomi), che riesce con grande abilità a farci "leggere un fumetto al cinema". Sì, proprio così. Guardare Hulk è come leggere un fumetto: cambi di inquadratura tipici di una sceneggiatura fumettistica, passaggi di scena come pagine sfogliate e soprattutto lo schermo diviso in più...vignette! Guardandolo non si nota questa originalità, semplicemente perché si sa che così deve essere. Tanto perfetto quanto naturale.
E poi gli effetti speciali. Beh, su questo non c'è molto da dire. O meglio, non c'è molto da meravigliarsi. Tutti sanno che ormai gli effetti speciali sono parte integrante del cinema, che hanno raggiunto una perfezione impensabile. Quindi non ci si deve inventare chissà quale nuovo effetto, semplicemente bisogna usare quelli che ci sono nel migliore dei modi. E' quello che hanno fatto.
Nel complesso, The Hulk, è forse la miglior pellicola del 2003 dopo l'eccellente Matrix Reloaded, naturalmente fra quelle che visto. Ma sono certo che il "pubblico qualsiasi", quello cioè che non ha una conoscenza dell'universo Marvel, dei mostri che lo popolano e dei tanti problemi che affliggono i suoi personaggi, rimarrà un po' deluso da questo film. Sono certo invece che i "fumettari" (coloro che mangiano l'ultimo numero de l'Uomo Ragno per colazione anziché la torta della nonna) usciranno dalla sala con ancora un bel po' di adrenalina in corpo!

Voto: da non perdere!


 
 
 
  Recensito da: Luca Baroncini
Comincia a razzo l'Hulk cinematografico di Ang Lee. Fin dai titoli di testa, ideati da Garson Yu, le sofisticate immagini che scorrono sullo schermo hanno l'effetto di un bombardamento visivo, con continui split-screen, fantasiosi raccordi da una scena all'altra, dettagli digitali in ogni sequenza e, in parallelo, una narrazione concitata che lascia intendere senza arrivare al dunque e riesce a catturare l'attenzione dando consistenza ai tanti perche'. Purtroppo l'effetto meraviglia dura giusto il tempo del prologo: non appena la storia si concentra sui personaggi e la contemporaneita' degli eventi, infatti, il film inizia progressivamente a sgonfiarsi. Sono tanti gli elementi che concorrono al calo del souffle' tecnologico imbastito dal regista taiwanese, ma l'aspetto che piu' salta agli occhi e' l'assenza di anima: gli avvenimenti si rincorrono per blocchi, senza una visione di insieme capace di fondere la tecnica con il racconto. I personaggi sono simulacri vuoti che richiamano nell'esteriorita' il fumetto, ma non ne trasmettono la vitalita' e le motivazioni. In fondo, del protagonista non sappiamo quasi nulla: ha avuto un trauma, e' facilmente irritabile ed e' sempre serio. E quel poco che sappiamo non basta per giustificare tutti i certami che seguono. Interessante l'inquinato rapporto con il padre, ma tutte le possibili implicazioni trovano sfogo in un confronto posticipato allo sfinimento che nella resa dei conti finale diventa davvero ridicolo: un faccia a faccia privo di tensione e con lo spessore di un talk-show televisivo; ci si aspetta di vedere spuntare da un momento all'altro Maria de Filippi.
Eric Bana ha fisico e faccia giusti per Bruce Banner, l'alter-ego "umano" di Hulk, mentre Jennifer Connelly e' tanto bella quanto monocorde e nell'immobilita' trasmette soprattutto sbadigli. Nick Nolte gioca su una forte presenza scenica, ma e' vittima di un papa' da fumetto che, nella elementarita' richiesta dai comic-strip probabilmente funziona, mentre sul grande schermo diventa piu' che altro gigione. La sceneggiatura, al riguardo, non lo aiuta. Come non aiuta il protagonista liquidando con una battuta l'aspetto piu' viscerale della sua alterazione genetica: il piacere distruttivo provato da Bruce nel trasformarsi in Hulk. Per il resto calma piatta, con un'accennata storia sentimentale di nulla consistenza e una conflittualita' tra genitori e figli di grana grossissima. Come tutti i blockbuster che si rispettino, il film ha al suo attivo la tecnica piu' sofisticata per l'elaborazione dei difficili effetti speciali: l'Hulk di sintesi e' perfettamento integrato con gli ambienti con cui interagisce, ma la combinazione di pixel tradisce l'artifizio nei movimenti (sempre gli stessi: braccia in alto, in basso, urlo; risibili salti tipo Tiramolla) e nell'espressivita' (l'occhio e' vitreo e la potenza del personaggio non arriva mai allo spettatore nonostante le devastazioni compiute). Le scene d'azione, pur cercando strade alternative alle soporifere esplosioni digitali, sono dilatate all'eccesso e non colgono mai alla sprovvista (il combattimento con i cani geneticamente modificati e' confuso e inutilmente ripetitivo). Ma e' tutto il film a soffrire di una lunghezza eccessiva e di troppi finali, l'ultimo dei quali si apre la strada maldestramente per un sequel. Che, visti gli esiti buoni ma non eccezionali dell'archetipo e i notevoli costi dell'operazione, non e' detto arrivera'!
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