Identità

 
 

Regia: James Mangold.
Gli interpreti: John Cusack, Ray Liotta, Amanda Peet, John McGinley.
Titolo originale: Identity.
Durata: 87.
Anno: 2003.
Paese: USA.

 
 
 
  Recensito da: Emanuele Di Nicola
Niente di meglio che un motel alla "Psycho" per trascorrere una notte buia e tempestosa; qui si incontrano dieci personaggi, ognuno dei quali nasconde un segreto, che cominciano ad essere barbaramente assassinati da una mano misteriosa.
James Mangold, giā autore di "Ragazze interrotte", solca stavolta i territori del thriller, collocandosi sulla falsariga de "Il sesto senso" per poi attingere dall'Agatha Christie claustrofobica di "Trappola per topi"; lo schema inaugurato da Shyamalan (situazione iniziale - svolgimento - rovesciamento) č ormai ufficialmente diventato una corrente modaiola dalle parti di Hollywood (meglio se spruzzato di soprannaturale). In questa specifica occasione, il regista personalizza piacevolmente il contenuto, evitando la deriva di noia allo spettatore; il ritmo č sincopato, fin dall'inizio il film si getta a pesce in un'atmosfera spettrale e notturna senza mai uscirne, il cast č impreziosito dall'inquietante malinconia di John Cusack e dalla sottile ambiguitā nello sguardo di Ray Liotta. Colpi di scena si succedono uno dietro l'altro, fino a cadere nell'eccesso opposto: nella smania di sorprendere la platea, la regia calca troppo la mano, cerca ostinatamente la sorpresa a tutti i costi fino a diventare improbabile. Tutto si risolve nelle lande nebbiose del thriller della psiche: se state al gioco c'č da divertirsi. La scena migliore č quella del primo, citazionistico ammazzamento: l'attricetta capricciosa gironzola nel temporale riparandosi sotto la tendina della doccia di Hitchcock, che non č proprio un portafortuna.
Voto: 7

 
 
 
  Recensito da: Luca Baroncini
C'e' poco da fare: il luogo isolato, l'interazione di personaggi che in altre circostanze non avrebbero niente da dirsi, la serrata sequenza delittuosa, l'importanza narrativa del clima, restano degli intramontabili "topoi" per chi si accosta al giallo, nel caso specifico con squarci di horror. Tutti i cliche' vengono quindi rispettati in "Identita'", con l'unica variante di una soluzione del mistero inaspettata e non banale, che risolleva un po' le sorti di un racconto fino ad allora entro i confini della piu' spietata routine cinematografica. Non che sia l'originalita' a tutti i costi a rendere un'opera interessante, ma la messa in scena di James Mangold sconta luoghi comuni e stereotipi in eccesso. In particolare, si fatica ad entrare in un'atmosfera di sospesa inquietudine. Suonano subito di maniera sia l'ambientazione (il motel stile Psycho bagnato costantemente dalla pioggia) che i personaggi (l'attrice fallita, la bella prostituta in cerca di redenzione, la coppia che scoppia, la coppia grigio borghese, il poliziotto duro e il detenuto facciadapazzo, il bambino introverso) e i dialoghi. Poi, e' vero, non tutto e' come sembra e il fantasioso dipanarsi della vicenda giustifica in parte la visione schematica adottata dal regista, ma durante la proiezione si finisce con il dare poco peso al ritmato succedersi degli eventi. Come se si fosse all'interno di un gioco di cui si conoscono le regole a memoria. Tutto risulta infatti troppo smaccato per poter solleticare, dalle coincidenze alle sfighe che gravano in una sola notte sul gruppo dei malcapitati protagonisti.
Tra gli aspetti che colpiscono, oltre alla virata psicanalitica, il modo in cui i personaggi vengono presentati, con una narrazione frammentata e non lineare che li catapulta con prepotenza nella storia. Una volta dentro al motel, pero', il conto alla rovescia dei cadaveri regala piu' interrogativi che brividi e, nonostante il tentativo di uscire dalle convenzioni del genere, il film non lascia particolari strascichi, ne' cinematografici, ma nemmeno di paura.