Il Cartaio

 
 

Regia: Dario Argento.
Gli interpreti: Liam Cunningham, Stefania Rocca, Silvio Muccino, Vera Gemma, Claudio Santamaria, Fiore Argento.
Titolo originale: Il Cartaio.
Durata: 106.
Anno: 2003.
Paese: Italia.

 
 
 
  Recensito da: Luca Baroncini
Nonostante siano ormai tre lustri che Dario Argento non sforna un film degno di un "Re del brivido" di fama internazionale, le aspettative nei suoi confronti sono sempre alte. C'e' ogni volta la speranza di abbandonare le sicurezze della razionalita' per tuffarsi in un nuovo viaggio nella paura, fatto di una materia indefinita e impalpabile dove la tecnica e' al servizio di sussulti, raccapriccio ed emozione.
Purtroppo "Il cartaio" e' l'ennesima smentita: non spaventa e lascia tutto sommato indifferenti, il che e' quanto di peggio si possa dire di un thriller "de paura", dove l'obiettivo primario dovrebbe essere incollare lo spettatore alla poltrona con gli occhi sgranati verso lo schermo. Tra i vari elementi che non funzionano, i piu' evidenti sono la mancanza di una storia realmente avvincente, e "in primis" sensata", e una regia intermittente, capace di curare alcuni aspetti, soprattutto tecnici, tralasciandone completamente altri (la direzione degli attori). Il plot prevede la sfida di un maniaco nei confronti della polizia attraverso partite di video-poker, dal cui esito dipende la sopravvivenza o meno delle vittime designate, e la sceneggiatura cerca di porre le basi per un confronto psicologico. Gli sviluppi, pero', virano presto nell'assurdo. Un conto e' infatti una partita "live", dove il bluff e' nell'aria e buona parte del risultato dipende anche dall'abilita' del giocatore; totalmente diverso, invece, un match con il computer, in cui vincere o perdere deriva esclusivamente dal premere un tasto e dalla fortuna. La ricerca di un giocatore "bravo" e il tifo da stadio dell'intero corpo di polizia non risultano quindi assolutamente giustificati dal racconto. Ma sono tanti i tasselli che non combaciano e le svolte narrative grossolane che alla luce della soluzione finale non trovano significato. Anche la messa in scena non convince e, soprattutto, non risulta mai credibile. I dialoghi gridano vendetta e prevedono un'essenzialita' da fumetto, con battute che vorrebbero essere esplicative ma suonano il piu' delle volte ridicole. Come la caratterizzazione dei personaggi, che sconta luoghi comuni e banalita' a go-go, dall'irlandese attaccato alla bottiglia, all'esperto di computer "nerd", passando per il trauma infantile della protagonista. La scarsa qualita' della recitazione e' una diretta conseguenza: Stefania Rocca, Silvio Muccino, Liam Cunningham, Claudio Santamaria, sono bravi attori e si impegnano come di consueto, ma i personaggi a cui danno vita sono privi di sfumature e non hanno la minima consistenza, con un effetto finale, amplificato dall'auto doppiaggio (il film e' stato girato in inglese pensando all'esportazione), stridente e grottesco. Pessimi e basta, invece, ma succede spesso nei film di Argento, i caratteristi. Grande assente, inoltre, l'effettaccio. Gli omicidi avvengono quasi sempre fuori scena e non ci sono varianti nuove o curiose a rinvigorire un iter (la partita a video-poker) che finisce per smorzare parecchio la tensione.
Dal pasticcio finale si salvano la fotografia livida di Benoît Debie, il commento sonoro di Claudio Simonetti (comunque al minimo sindacale), i pochi dettagli gore nelle salme martoriate ideate da Sergio Stivaletti (anche se gratuiti) e alcuni momenti, come il montaggio serrato che accompagna i titoli di testa o l'agguato nella casa della protagonista. Per il resto calma piatta, per tacere della risibile sfida finale. Non resta quindi che aspettare la prossima opera del discontinuo autore, sperando che le alte aspettative trovino sfogo in un film davvero perturbante. O al limite divertente, come il precedente "Non ho sonno", talmente sgangherato da ispirare simpatia.
Non ci resta, quindi, che attendere ...
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