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Il risolutore |
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Regia: F. Gary Gary.
Gli interpreti: Vin Diesel, Lorenz Tate, Timothy Olyphant, Geno Silva, Jacqueline Obradors .
Titolo originale: A Man Apart.
Durata: 100.
Anno: 2002.
Paese: USA.
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Recensito da: Luca Baroncini
Dopo aver rifiutato il sequel di "Fast & Furios", il neo-divo Vin
Disel e' star assoluta del lungometraggio di F. Gary Gray (lo stesso
di "The Italian Job", ora sugli schermi, e del precedente "Il
negoziatore"). Una banale storia di droga che si trascina senza guizzi
tra i luoghi comuni del gia' visto. L'orribile titolo italiano evoca
pratiche contabili, ma si riferisce al ruolo rivestito dal
protagonista: un poliziotto che, dopo avercela messa tutta per stare
dalla parte della legge, quando gli uccidono la moglie decide di farsi
giustizia da solo, in barba a qualsiasi regola di convivenza civile.
La vendetta diventa il suo scopo di vita, come se si trattasse
dell'episodio 548 de "Il giustiziere della notte". Unica variante, il
legame di amicizia con un poliziotto, che continua ad essergli vicino
anche quando viene radiato dall'ordine per i suoi modi psicotici. Non
piu' un eroe solitario, quindi, come vorrebbe il mito, ma pur sempre
un eroe, che in base alla solita logica fascistoide sublima nella
vendetta la rabbia e il dolore e riesce pure a far trionfare il
"bene". Ma Charles Bronson non e' l'unico modello del film. La
particolare complicita' che si crea tra il protagonista e il boss in
prigione Memo Lucero, ricorda infatti, in superficie, il rapporto tra
Hannibal e Clarice ne "Il silenzio degli innocenti". Ma le sfumature
psicologiche non hanno certo modo di esprimersi, perche' e' l'azione
il fine ultimo del film. All'inizio si vorrebbe pensare (senza
particolari entusiasmi) a una nuova pagina sul traffico di droga lungo
il confine tra Stati Uniti e Messico (bella la scena in cui si vedono
tranquille signore che preparano la droga come se stessero setacciando
farina), ma la sceneggiatura opta presto per le tinte forti. Le
interminabili sparatorie e gli inseguimenti soffrono pero' di una
messa in scena confusa e caotica e lo spettatore, non avendo modo di
capire cosa stia effettivamente accadendo, deve limitarsi ad
attenderne gli esiti. Dopo una prima parte ricattatoria (la famigliola
eccessivamente felice) ma pur sempre solida, lo script si sfilaccia
progressivamente, imbastendo situazioni a credibilita' zero.
Difficile, ad esempio, pensare che un poliziotto che ha arrestato un
super boss, e quindi famoso e temuto, riesca a fingersi uno
spacciatore senza che nessuno se ne accorga. Il finale, poi, arriva
senza alcun nesso logico e pare appiccicato in fretta, ma sembra che
sul risultato abbiano influito divergenze produttive dell'ultima ora
(le immancabili proiezioni test per misurare il gradimento del
pubblico).
Ma ora veniamo a lui: Vin Disel. Continuiamo a trovarcelo nel ruolo di
super-macho che non deve chiedere mai, ma dietro al fisico imponente
sembra tradire un animo da "cucciolone". Nonostante gli sforzi,
infatti, la limitata espressivita' facciale comunica piu' spaesamento
o bisogno di coccole che collera e disperazione. Da un momento
all'altro, soprattutto nelle scene a piu' alto dosaggio di "pathos",
non stupirebbe vederlo intonare una canzone di Eros Ramazzotti.
Purtroppo sia lui che il film deficitano, in mancanza di originalita'
e mordente, di un elemento determinante: l'ironia.
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