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In America |
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Regia: Jim Sheridan.
Gli interpreti: Paddy Considine, Samantha Morton, Sarah Bolger, Emma Bolger, Djimon Hounsou.
Titolo originale: In America.
Anno: 2003.
Paese: Irlanda/GB.
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Recensito da: Luca Baroncini
Una famiglia irlandese decide di voltare pagina e sfoglia il libro
delle opportunita' di una scintillante New York, fin dalle sue origini
(ce lo ha ricordato Scorsese con le sue "Gangs") calderone multietnico
di speranze il piu' delle volte disilluse. Gia' immaginiamo il
percorso tutto hollywoodiano della formichina che si mangia la cicala
e con il sudore e i sacrifici corona i suoi sogni di gloria. Invece
Jim Sheridan, che Hollywood l'ha sempre guardata, ma da lontano,
sceglie la strada della semplicita'. Il suo film e' una somma di gesti
quotidiani, di gioie e dolori che la sceneggiatura riesce a rendere
universali, nonostante i palesi riferimenti autobiografici (il film e'
dedicato al defunto Frankie, figlio del regista) e un utilizzo, per
forza di cose, terapeutico della macchina da presa. Non tutto scorre
in perfetto equilibrio, il trauma da rimuovere e' ancora un must
inevitabile e alcuni caratteri rischiano di cadere nello stereotipo
(su tutti, il nero, prima cattivo incompreso e poi buono terminale),
ma la messa in scena ha il sapore della vita. Attraverso sguardi,
notazioni d'ambiente, dettagli, trasmette con grande forza l'odore di
un appartamento sfitto da tempo, il sapore di un gelato o di una
specialita' irlandese a base di patate, l'energia di un colore
squarciato su una tela. La regia e lo script non si preoccupano di
ritmare a perdifiato la narrazione, accavallando avvenimenti e colpi
di scena, ma scelgono alcuni momenti e li seguono con pudore,
rispettandone l'armonico sviluppo. Bella l'idea di affrontare la
canicola newyorchese andando al cinema con tutta la famiglia: un
refrigerio per il fisico in grado di ossigenare anche i sogni (E.T.
non abbandonerà più l'immaginario delle piccole protagoniste). Due le
sequenze che piu' colpiscono: il ritrovato desiderio di un padre e una
madre incapaci di superare il dolore per la perdita del figlio, che
una pioggia improvvisa fonde con la vitale pulsione di rabbia di chi
sa' che ormai il suo destino e' segnato; la sfida a colpi di dollari e
(ri)lanci nel vuoto al Luna Park per conquistare un bambolotto di E.T.
e la stima della famiglia, che la regia riesce a rendere mitica e
appassionante. Toccante, ma un po' troppo geometrico, il passaggio
di testimone che suggella la morte con una nuova nascita nella parte
conclusiva. Nel cast spiccano le due sorelle Emma e Sarah Bolger,
davvero strepitose nella loro spontaneita'. La coppia Paddy Considine
e Samantha Morton non sprigiona sempre un'alchimia in cui e' possibile
perdersi e sembra piu' unita dal cinema che dalla vita, ma le
interpretazioni sono convincenti (forse la Morton sta esagerando con
il piglio di enigmatico gelo con cui affronta ogni personaggio, vedere
al riguardo "Eden" o "Code 46"). Djimon Hounsou (gia' protagonista di
"Amistad") gode invece di una fortissima presenza scenica. Con un
soggetto cosi' c'era il rischio di impantanarsi nella retorica o nella
melassa, invece Sheridan evita le lacrime facili (basta pensare che il
lutto che attraversa il film avviene fuori scena) e ci rende testimoni
di preziose tracce di vita.
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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