In the cut

 
 

Regia: Jane Campion.
Gli interpreti: Meg Ryan, Mark Ruffalo, Kevin Bacon, Jennifer Jason Leigh.
Titolo originale: In the cut.
Durata: 120.
Anno: 2003.
Paese: USA.

 
 
 
  Recensito da: Luca Baroncini
Una suadente versione di "Que sera sera" scivola sui titoli di testa mentre dettagli di una New York inconsueta si accompagnano a una pioggia di petali che incanta personaggi e spettatori. La magia finisce con la comparsa del titolo, che fuoriesce dalla scia insanguinata delle lame di un pattino. Dopo, infatti, le idee, la scelta della immagini, la recitazione, volgono in stucchevole noia. Il percorso intimo e doloroso della protagonista, alla ricerca di una consapevolezza in grado di liberarla da un perenne stato di insoddisfazione, incappa purtroppo in una becera storia gialla. Affrontare un "genere" cinematografico presuppone di accettarne le regole, che per essere scardinate devono quindi prima di tutto essere comprese. Jane Campion, invece, sceglie un taglio ambizioso e molto personale che finisce per collocare il film in un limbo poco comunicativo: la ricerca dell'assassino non intriga e delle motivazioni della protagonista, esplicitate in prevalenza nel suo vagare con aria attonita, sappiamo poco e ci interessa ancora meno. La bislacca sceneggiatura si frammenta cosi' in inutili fotogrammi di raccordo, necessari per provare a dare un senso al plot thriller moltiplicando gli indiziati e insinuando il sospetto (ma nella soluzione del mistero prevarra' comunque la delusione), e non riesce a dare sostanza ai personaggi e al loro interagire. La regia, tutt'altro che trasparente, si perde in vezzi d'autore che finiscono per risultare gratuiti, a partire dall'utilizzo manuale, e alla lunga fastidioso, della macchina da presa. Anche la proverbiale capacita' della Campion di mettere in scena la visceralita' delle pulsioni, si limita a qualche amplesso vedo-ma-soprattutto-non-vedo, tra l'onirico e lo sfocato (imperdonabili le trite manette), e a dialoghi forzatamente sboccati, che sembrano piu' che altro un indigesto contentino per la presunta "pruderie" del pubblico. Quanto agli interpreti, Mark Ruffalo bucava lo schermo in "Conta su di me" ed e' qui ridotto ad anonimo truzzo latino, Jennifer Jason Leigh e' sprecata in un decorativo ruolo sacrificale, Kevin Bacon ha sempre un'efficace presenza ma e' alle prese con un personaggio tutt'altro che indimenticabile. Tutto il film, pero', poggia sulle spalle larghe di Meg Ryan, che ha il coraggio di imbruttirsi, di affrontare scene di nudo e di calarsi in un ruolo non facile e sgradevole (pare rifiutato da Nicole Kidman qui nelle vesti di produttrice); non basta, pero', la volonta' di scrollarsi di dosso l'etichetta di fidanzatina d'America per essere convincenti. E la sua scelta sembra piu' che altro un espediente di marketing per accendere i riflettori su un film con ben pochi spunti di interesse, capace di scontentare un po' tutti: chi cercava un onesto giallo, chi un punto di vista femminile con cui confrontarsi, chi un indefinibile altro, senza comunque il peso, a tratti insostenibile, della pretenziosita'.
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