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Kill Bill - Vol. 1 |
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Regia: Quentin Tarantino.
Gli interpreti: Uma Thurman, David Carradine, Daryl Hannah, Michael Madsen, Vivica A. Fox, Lucy Liu, Samuel L. Jackson..
Titolo originale: Kill Bill - Vol.1.
Durata: 110.
Anno: 2003.
Paese: USA.
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Recensito da: Luca Baroncini
Detrattori e sostenitori sono pronti alla sfida. C'e' chi andra' in
estasi e chi si annoiera' a morte. Ovvio, nessuna mezza misura.
Eppure, da qualche parte, deve esserci anche un fronte del "ni",
disposto a uscire dall'aura di mito che circonda Tarantino e a
considerare il nuovo "Kill Bill" senza pregiudizi o aspettative.
Proviamo a dare voce a questa silente porzione di pubblico.
E' vero, il talentuoso regista americano ha scardinato le sicurezze di
un cinema parzialmente omologato, imponendo uno stile citazionista e
iper-violento caratterizzato da una rigenerante follia narrativa e da
una crudelta' ai limiti del morboso (oltre che da un background
cinematografico in grado di spaziare con disinvoltura da un genere
all'altro). Ma, diciamocelo, e' anche vero che cio' che era una
novita' ne "Le iene" e si e' confermato stile, raggiungendo il grande
pubblico, con "Pulp Fiction", e' oggi, a sua volta, a rischio di
omologazione. Tanti, troppi, i cloni e clone a sua volta l'ultima
fatica "Kill Bill", che trova ragione di essere nei continui rimandi
cinematografici di cui si compone, configurandosi come un frullato
di immagini del non sempre entusiasmante (ma e' questione di gusti)
Tarantino-pensiero. Spaghetti western, yakuza film, gangster-movie,
cinema trash, rivisitati attraverso una contaminazione con
videogiochi, fumetti e cartoons, danno vita a una storia di ordinaria
vendetta che assume, solo a tratti, connotati straordinari. L'inizio
e' folgorante, con un combattimento tra Uma Thurman-BlackMamba e una
delle "Vipere" da punire (Vivica A. Fox) interrotto dall'arrivo della
figlioletta di quest'ultima e da siparietti da sit-com, con dialoghi
di assurda pacatezza e beep sonori a coprire il vero nome della
protagonista. Poi la lunga virata giapponese appesantisce non poco la
narrazione e lascia ampio spazio ai tempi morti e alla noia, con una
meticolosa perizia citazionistica che esaurisce la sua vitalita' nei
modelli di riferimento. Difficile appassionarsi ai pistolotti del
maestro Sonny Chiba (icona del tempo che fu) o lasciarsi contagiare
dai riti di forgiatura della spada che rievocano un cinema epico e
maldestro di cui, non si capisce bene per quale motivo, si dovrebbe
sentire nostalgia. Per non parlare dei tanti combattimenti, ben girati
ma alla lunga ripetitivi e debitori di coreografie (il solito Yuen
Woo-Ping) che da "Matrix" in poi, passando per "La tigre e il
dragone", hanno inflazionato la loro carica rivoluzionaria diventando
routine. Gli aspetti piu' riusciti restano la rapida ed irresistibile
caratterizzazione dei protagonisti (all'autore bastano pochi tratti
per rendere un personaggio interessante), la non piu' originale, ma
molto divertente ed efficace, assenza di linearita' del racconto e
l'abilita' in una messa in scena dove nulla e' casuale e arriva con
chiarezza allo spettatore. Niente utilizzo del digitale, ma una
tecnica sofisticata e quanto mai diversificata che unisce stili
diversi per crearne uno personale. Discorso a parte per la colonna
sonora, cui si deve la riuscita di molte sequenze e che ha una valenza
quasi narrativa, perfetta sintesi della macedonia di generi al sangue
alla base del film. Poi c'e' lei, Uma Thurman, la musa del regista,
colei che ha reso necessario, causa gravidanza, il posticipo delle
riprese. Da sempre sopravvalutata, si cala con convinzione nella sposa
assetata di vendetta: a volte bellissima, a volte bruttissima, a volte
dolce, a volte feroce, a volte scattante, a volte indolente, a volte
luminosa, a volte cupa, sempre, comunque, in sintonia con la visione
del regista. Quanto ai famosi comprimari, la miracolata Lucy Liu
sembra uscita da un travestimento per le Charlie's Angels, ma non le
si chiede molto altro, la rediviva Daryl Hannah e', per ora, poco piu'
di una comparsa e di David Carradine si vedono solo le mani. Ma siamo
solo al primo volume e la mini-enciclopedia sara' completata a
febbraio, grazie a una campagna promozionale della potente Miramax
che, cavalcando la moda dei film a puntate e dilatando l'attesa allo
spasimo, ha creato un vero e proprio evento mediatico. Sicuramente e'
il Dio Denaro ad avere ispirato la suddivisione in due parti, ma c'e'
da dire che un unico volume di quasi quattro ore avrebbe rischiato di
essere indigeribile, visto che gia' la prima puntata non scorre
proprio in leggerezza. Si attende quindi, con moderato fermento, il
secondo e conclusivo capitolo.
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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