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La casa di sabbia e di nebbia |
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Regia: .
Gli interpreti: Jennifer Connelly, Ben Kingsley.
Titolo originale: House of Sand and Fog.
Durata: 126.
Anno: 2003.
Paese: USA.
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Recensito da: Luca Baroncini
Uno degli stratagemmi per incollare il pubblico allo schermo e' creare
una sceneggiatura fondata su un forte contrasto e popolata da
personaggi memorabili. Di persone che semplicemente vivono cavalcando
il quotidiano, in fondo non sappiamo che farcene. E' gia' quello che
facciamo ogni giorno! Meglio quindi, molto meglio, incontrare
protagonisti, possibilmente in antitesi, che si trovano, e'
preferibile all'improvviso, davanti a un ostacolo insormontabile.
Partire dall'ordinario per arrivare allo straordinario. A questo
aspetto (ovviamente opinabile, ma di pressoche' sicuro effetto)
l'esordio nel lungometraggio dell'ucraino Vadim Perelman e' molto
attento. Sono completamente opposti, infatti, i due ruoli principali.
Lui e' un ex-colonnello iraniano che ha vissuto da nababbo all'epoca
dello Scia' e ha dovuto ricominciare da zero dopo che il regime degli
Ayatollah lo ha costretto all'esilio. Lei e' una ragazza un po' allo
sbando, con alle spalle un marito e una dipendenza alcolica. In comune
non hanno nulla, ma la casa di lei li fara' incontrare. Basta infatti
una tassa non pagata per sfrattare lei e imporre lui come legittimo
proprietario. A questo punto il conflitto e' inevitabile.
L'imparzialita' della narrazione e' l'aspetto migliore della
pellicola. Entrambi i protagonisti hanno infatti validissime ragioni
per non rinunciare a quello che ritengono un loro sacrosanto diritto e
la sceneggiatura assume uno sguardo lucido che sviscera le
personalita' di ognuno senza glissare sulle naturali contraddizioni.
L'interessante dissidio tra legge e morale, diventa pero', nelle mani
di Perelman, un facile drammone. Davvero un peccato, perche'
l'ennesimo crollo del sogno americano sfuma le possibili implicazioni
in una sottotrama amorosa a credibilita' zero, invadente come la
colonna sonora di James Horner. E' quindi il melo' a prendere il
sopravvento, con una regia concentrata sull'intimita' dello scontro,
attenta a non perdersi in fronzoli, ma alla ricerca della lacrima a
tutti i costi. La tragedia finale arriva inevitabile, ma ha il sapore
posticcio dell'escamotage per risolvere la situazione e mandare in
qualche modo gli spettatori a casa e, nonostante il dettaglio dello
strazio, gli esiti sono grotteschi. Non aiutano nemmeno gli
interpreti. Ben Kingsley e' fin troppo bravo, ma il suo colonnello,
dal carattere forte e dalla volonta' di ferro, rischia di apparire un
po' di maniera. Molto meglio sua moglie, la dolce e comunicativa
Shohreh Aghdashloo. Jennifer Connelly e' bella e sa piangere bene, ma
questo non fa di lei una brava attrice. Nonostante le tante scene
madri, la sua recitazione e' infatti priva di dinamica e bloccata da
una sorta di immobilita' espressiva. Pessimo e basta, invece, Ron
Eldard, ma la responsabilita' e' anche di un personaggio
narrativamente irrisolto. Di dubbio gusto la cacofonia del titolo
italiano ("House of sand and fog" aveva una differente musicalita'),
ma in qualche modo adatto alla ridondante grevita' degli sviluppi.
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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