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La giuria |
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Regia: Gary Fleder.
Gli interpreti: John Cusack, Gene Hackman, Dustin Hoffman, Rachel Weisz, Bruce McGill, Jeremy Piven.
Titolo originale: Runaway Jury.
Durata: 127.
Anno: 2003.
Paese: USA.
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Recensito da: Luca Baroncini
Il legal-thriller e' un genere molto amato dal pubblico, soprattutto
quando e' l'uomo comune a scontrarsi con il potere, all'apparenza
inattaccabile, dei colossi dell'economia. Nell'omonimo romanzo di John
Grisham, da cui il film trae origine, ad essere sotto giudizio era una
multinazionale del tabacco, ma la fantasia ha ormai superato la
realta', con rimborsi miliardari da parte dei giganti del fumo. Nel
film di Gary Fleder si aggiorna quindi lo scontro alla lobby delle
armi da fuoco, sempre al centro del mirino dell'opinione pubblica e
piu' che mai sotto l'occhio indiscreto della macchina da presa; basta
pensare al successo planetario del documentario di Michael Moore
"Bowling a Columbine", fresco di Oscar. Ma, si sa, per trovare spazio
nelle sale cinematografiche americane e' necessario che la denuncia
sociale abbia la forma dell'intrattenimento. E cosi', al romanzo
prestigioso e' necessario affiancare il traino di un cast "all stars".
Gary Fleder e' riuscito nella non facile impresa di riunire due miti
del cinema come Dustin Hoffman e Gene Hackman, amici di vecchia data
ma mai insieme in uno stesso film. Il primo e' un avvocato vecchio
stile, di quelli fiduciosi nell'equita' del sistema giudiziario. Il
secondo e' invece un machiavellico consulente legale, che fa della
corruzione la sua arma piu' affilata. Completano il cast la coppia
John Cusack, perfetto uomo comune, e Rachel Weisz, brava e in parte,
capaci di ordire un complotto (improbabile ma efficace) basato sulla
manipolazione e l'inganno. Bella l'idea di una giuria ignara di essere
in vendita al migliore offerente. La sceneggiatura e' molto abile nel
calibrare i colpi di scena, sviscera nei tempi giusti gli
interrogativi stimolati dalla narrazione e mantiene vivo l'interesse
fino alla fine; la regia rende molto dinamico l'aspetto visivo, anche
a causa di un montaggio frenetico, e mitiga la frammentazione delle
immagini con la linearita' dei dialoghi. Il risultato e' un film
convezionale ma solido e appassionante, che delude le aspettative solo
nell'atteso faccia a faccia dei due divi, il cui innegabile talento e'
fin troppo spremuto in un dialogo ad effetto ma schematico nella ovvia
contrapposizione tra bene e male, e nel finale, un po' troppo blando,
anche per il cinismo laccato della confezione. Nonostante si possa
considerare un esempio riuscito di cinema commerciale, probabilmente
il film fatichera' a trovare un suo pubblico: troppo Mtv per
conquistare i "matusa", troppo parlato per incollare i teen-ager (o
presunti tali), da tempo ormai decretati come l'ago della bilancia del
box-office.
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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