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L'amore tradotto |
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Regia: Sofia Coppola.
Gli interpreti: Bill Murray, Scarlett Johansson, Giovanni Ribisi, Anna Faris.
Titolo originale: Lost in translation.
Durata: 105.
Anno: 2003.
Paese: USA.
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Recensito da: Luca Baroncini
Giappone e America a confronto nell'incontro di due solitudini a
Tokio: lui e' un divo in trasferta per una pubblicita', lei la giovane
sposa di un fotografo di moda molto quotato. Entrambi americani a
disagio in terra straniera, lontani da amici e conoscenti, perduti in
un grande e lussuoso albergo, si incontrano, un po' per caso, un po'
per sopravvivere alla noia e stabiliscono un contatto. E' tutto qui il
lungometraggio di Sofia Coppola che, dopo il deludente "Il giardino
delle vergini suicide", sembra non essere piu' assillata dalla
necessita' di dimotrare di non essere una raccomandata. Nella prima
parte il film si impaluda nei luoghi comuni, con i giapponesi filtrati
da un punto di vista occidentale, tutti salamelecchi e moine, orribile
televisione, stupidi passatempi, alta tecnologia e karaoke. I
siparietti comici di Bill Murray alle prese con gli inconvenienti di
un'altra cultura, pur strappando qualche sorriso, paiono vittime del
pregiudizio. Per fortuna non e' questo cio' che interessa alla giovane
regista, che infatti si sofferma soprattutto sull'incontro dei due
protagonisti: entrambi profondamente infelici e incapaci di dare una
svolta costruttiva alla propria vita. Riusciranno a trovare, l'uno
nell'altra, uno spiraglio di calore, coccole reciproche e affetto.
Niente sesso, non e' quello di cui sono deficitari, ma un tepore in
cui trovare rifugio, in cui potersi esprimere liberamente senza
sentirsi giudicati. Impaginato con eleganza, molto attento alle scelte
musicali e sonore, ben interpretato (soprattutto da Scarlett
Johansson, giustamente vincitrice del premio per la migliore attrice
nella sezione Controcorrente, mentre l'apparente imperturbabilita' di
Bill Murray ha ormai stancato), il film rischia piu' volte di
disperdersi per poi riacquisire intensita'. Volutamente raggelato,
"Lost in translation" sconta un certo distacco anche a causa dei
personaggi rappresentati: le dinamiche emotive sono universali, ma le
pene di due miliardari in vacanza creano per forza di cose un'empatia
limitata.
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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