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Le invasioni barbariche |
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Regia: Denys Arcand.
Gli interpreti: Remy Girard, Stéphane Rousseau, Dorothee Berryman, Louise Portal, Dominique Michel.
Titolo originale: Les Invasions Barbares.
Durata: 112.
Anno: 2002.
Paese: Canada/Francia.
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Recensito da: Luca Baroncini
Dopo avere affrontato "il declino dell'impero americano", il gruppetto
di universitari e' cresciuto e si ritrova al capezzale dell'amico
morente per constatare l'avanzata dei "barbari": coloro che,
indipendentemente dal paese di appartenenza ma seguendo una "way of
life" tutta occidentale improntata al capitalismo, hanno perso di
vista la qualita' della vita, omologandosi ad uno stile tecnologico,
individualista e competitivo, fondato su un'efficienza di facciata,
tanta apparenza e molti consumi. La materia, quanto mai attuale, e'
scottante e a grande rischio di retorica, ma il brillante Denys Arcand
riesce a tessere una sceneggiatura perfettamente equilibrata, in cui
la tesi da esporre e' dietro l'angolo senza, per fortuna, prendere mai
il sopravvento. I personaggi hanno infatti idee chiare circa i
principi a cui aderire, ma non sono monolitici nelle loro scelte e
ironizzano con leggerezza sugli "ismi" che hanno scandito il loro
cammino di crescita personale. Anche la malinconia con cui si
intrecciano i ricordi non scade mai in uno sterile piangersi addosso.
E' proprio la loro contradditorieta' ad evidenziarne il lato umano e a
permettere un'immediata empatia. In fondo sono i soldi del "barbaro"
figlio Sébastien che consentono al padre Remy di morire nel modo piu'
sereno possibile, riducendo al minimo il dolore. Il film, grazie al
cielo, nonostante una certa semplificazione nella problematicita'
degli sviluppi (forse non e' cosi' facile occupare l'intero piano di
un ospedale o trovare un poliziotto cosi' comprensivo) non propone
facili soluzioni, ma offre molteplici spunti di riflessione: i vari
temi sfiorati non vengono sempre sviscerati, ma rispecchiano con
efficacia le dinamiche dei protagonisti e il contesto sociale in cui
si muovono. L'unica lezione impartita dal regista supera i confini di
ideologie, dogmi e postulati per raggiungere le corde dell'emozione
tout-court. Ed e' una lezione di buon cinema (il film e' piacevole,
scorre in fluidita' e c'e' caso che al riaccendersi delle luci lo
spettatore si accorga di non avere cambiato posizione) e, perche' no,
di vita. In genere un tema difficile come la morte viene censurato o
fronteggiato con toni grevi, inclini a virate patetiche o inutili
melensaggini. Arcand, invece, sceglie prima di tutto di parlarne e,
anzi, di renderla protagonista trasversale del suo lungometraggio, poi
la mostra con estrema naturalezza: un passaggio obbligato e doloroso,
reso meno insopportabile dal calore di amici e familiari e dalla
lucidita' con cui vengono prese decisioni non facili (l'utilizzo della
droga a scopo terapeutico e l'eutanasia). Grande plauso all'intero
cast, in particolare Stephane Rousseau (sara' un caso la sua
somiglianza con il nostro presidente del consiglio?) e l'incantevole
Marie-Josée Croze, premiata a Cannes per la sua interpretazione, cui
basta uno sguardo per riempire lo schermo.
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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