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Liberi |
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Regia: Gianluca Maria Tavarelli.
Gli interpreti: Elio Germano, Anita Zagara, Nicole Grimaudo, Myriam Catania, Luigi Maria Burruano.
Titolo originale: Liberi.
Durata: -.
Anno: 2002.
Paese: Italia.
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Recensito da: Luca Baroncini
Il dramma di chi perde il lavoro dopo trent'anni di fabbrica (il
padre) e l'iniziazione alla vita di un giovane ragazzo, nato in un
piccolo paese abruzzese ma con la voglia di viaggiare e scoprire un
mondo oltre le quattro mura in cui e' rinchiuso (il figlio). C'e'
tanta carne al fuoco nella commedia sociale di Gianluca Maria
Tavarelli: la precarieta' del lavoro, la vita di provincia, i
conflittuali rapporti generazionali, i dubbi esistenziali, le scelte
di vita dopo la scuola, i turbamenti affettivi. Forse il difetto
principale del film e' di inserirsi in un filone gia' ampiamente
spremuto (da "Ovosodo" a "Il posto dell'anima", passando per una
voce-off di mucciniana memoria). C'e infatti un'aria di "deja-vu" nel
racconto imbastito dal regista, nonostante la sceneggiatura
(vincitrice del prestigioso Premio Solinas) calibri con equilibrio i
momenti forti con le disgressioni leggere, alternando efficacemente
sorrisi e malinconia. Belli anche i dialoghi, peccato per l'evidente
letterarieta' che li rende significativi ma poco credibili. Non sempre
verosimile anche la costruzione delle scene che, soprattutto nella
prima parte, non nasconde l'artifizio. Gli attori sono tutti a loro
agio: bravo il protagonista Elio Germano, spontanea e fresca Nicole
Grimaudo (forse troppo bella per il ruolo), forte la presenza di Luigi
Maria Burruano, sempre meno caratterista e piu' protagonista.
La prima considerazione che il film stimola e' una certa
discontinuita': momenti belli ed efficaci (i viaggi in autobus per
sconfiggere gli attacchi di panico, l'atteso confronto tra genitore e
figlio) e altri meno riusciti (i lavoratori in fabbrica, le
difficolta' sul lavoro, solo accennate e poi abbandonate, gli amici
sulla spiaggia, la prevedibilita' della storia d'amore). Il film
scivola lieve, pone problematiche concrete e non appare consolatorio
come piu' volte si teme, trovando un valido approdo nelle mezze tinte.
Per diventare sincero ritratto generazionale gli manca pero' un piglio
personale in grado di distinguerlo da altri fotogrammi con cui tende a
confondersi.
GLI SPIETATI - www.spietati.it
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